11/09/2010

Charles Aznavour con Valerio Pellizzari

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Sessant'anni di carriera, oltre 700 canzoni, mesi di sold out nei più importanti teatri del mondo: Charles Aznavour è uno dei miti del nostro tempo, un musicista che ha fatto sognare milioni di persone con le sue canzoni. Meno noto è il suo impegno come ambasciatore del governo armeno in Svizzera, per negoziare con i turchi la normalizzazione tra i due paesi, a un secolo dal genocidio. I genitori di Aznavour scamparono al massacro degli armeni compiuto dai turchi nel 1915 e Charles nacque dopo la fuga da quella tragedia. In questi anni lo chansonnier nei panni del diplomatico ha dedicato gran parte del suo impegno civile per chiudere una controversia impervia che si trascina da un secolo. Gli accordi firmati a Berna nel 2009 sono anche opera sua. Lo incontra il giornalista Valerio Pellizzari.



L'evento 157 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto alle ore 16.45 dello stesso giorno.

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Standing ovation per Charles Aznavour che a 85 anni riempie ancora i più grandi teatri del mondo ed oggi ha riempito il Cortile della Cavallerizza. Il pubblico presente ne segue la carriera artistica ma anche, o soprattutto, ne riconosce e apprezza il ruolo di ambasciatore del popolo armeno, lui francese figlio di armeni scampati al massacro compiuto dai turchi nel 1915, che ha riscoperto le sue radici «quando il suo popolo ne aveva più bisogno», dopo il terremoto dell'88.
Anche in questa occasione il chansonnier, che di anni ne dimostra almeno venti di meno, ha deciso di cantare, o meglio di cantarle. Prima di tutto al governo Turco che ha inscenato un comodo quanto ingannevole «tango al contrario» facendo un passo in avanti e due indietro nei confronti del popolo armeno del quale ancora fatica a riconoscere il genocidio, con lo scopo di dimostrare all'Europa di poterne fare degnamente parte. E poi agli Stati Uniti, gli unici che potrebbero veramente fare la differenza, e che invece hanno preferito abbassare le braccia. Mentre noi, continua, non possiamo abbassare la testa. Crede e spera nei giovani perché possano «leggere e scrivere la vera storia» e «obbligare così il governo Turco a lavarsi le mani dal sangue versato».
Aznavour a Mantova presenta il suo libro autobiografico "A bassa voce", un titolo che oggi non lo descrive per niente.

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