12/09/2010

PRENDERSI CURA DEL MONDO


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«La questione delle povertà, vecchie e nuove, non è solo esercizio di sociologia. Gli indigenti sono persone, con storie a volte drammatiche alle spalle, che richiamano la nostra attenzione su alcune questioni strutturali per lo sviluppo e la qualità della vita: la casa, il lavoro, un reddito sufficiente per vivere. Prevenire le povertà, affrontarle e accoglierle è certo un compito delle istituzioni, delle politiche sociali e culturali. Ma lo è anche della società civile, nel suo farsi comunità». Don Virginio Colmegna è stato direttore della Caritas di Milano, e dal 2004 dirige la Fondazione Casa della Carità, voluta fortemente dal cardinal Martini. Insieme al medico Marco Trabucchi si confronta sui temi dell'impegno a favore dei ceti più deboli e sui modelli di crescita e di convivenza civile.


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Italiano

Un sacerdote e un medico, due persone che si impegnano con chi ha bisogno di un aiuto.
L'evento si è svolto alle ore 14.00 presso il Cortile della Cavallerizza, nell'ultimo splendido giorno a Festivaletteratura.
I due ospiti ci hanno fatto riflettere su quanto la preghiera e le relazioni umane siano importanti per «prendersi cura del mondo».
«Titolo pesante» introduce Don Virginio Colmegna, dirigente della Fondazione Casa della carità.
«È un mondo dove le persone umane oggi si sentono sempre più sole» dice Marco Trabucchi «ho molta compassione per i portatori di handicap, ancor di più per persone deboli e fragili che non sanno relazionarsi con il prossimo».
I toni delle voci sono alti «la cura è la sorgente per l'etica, la mia letteratura è stare insieme alle persone. In ogni biografia di vita è scavata la vera storia da raccontare». «La preghiera è poesia» ci dice.
Legge Mario Luzi: «tu non resti inerte nel tuo cielo».

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