08/09/2011

INCONTRI SULLE VIE DELL'INDIA

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Gli sterminati orizzonti del subcontinente indiano, con i loro mosaici di genti e religioni, sono rimasti impressi nella mente di innumerevoli viaggiatori e hanno infiammato l'immaginazione di mistici e poeti. L'ultimo a rievocare i fasti dell'antica civiltà Moghul, o ad analizzare i complessi rapporti fra tradizione e modernità che attraversano l'India post-coloniale, è lo storico scozzese William Dalrymple ("In India"; "L'assedio di Delhi"; "Nove vite"), riconosciuto da pubblico e critica come uno dei più acuti interpreti di una cultura ultra-millenaria, ancora tutta da scoprire. L'onere (e il piacere) di intervistarlo spetterà al saggista e romanziere Tim Parks.

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I libri di viaggio fanno parte di una lunga e longeva tradizione. La scoperta di luoghi esotici da riportare ai lettori europei o viaggi ai confini della civiltà per sfidare se stessi.
 Al Festivaletteratura, nel Palazzo San Sebastiano, è giunto un viaggiatore e scrittore, William Dalrymple, che in dialogo con Tim Parks ha attraversato l'India in nove storie di religiosità tese a scoperchiare stereotipi e misticismi tipicamente occidentali. Vissuto a Delhi per molti anni, Dalrymple ha seguito le vite fuori dall'ordinario di indù lasciati ai bordi della società a causa delle loro scelte poco ortodosse, delle scioccanti situazioni in cui s'immergono e della loro sopravvivenza nell'India di oggi, nel tentativo di umanizzare i lati più eclettici dell'induismo. Menestrelli itineranti, crematoi etichettati come luoghi oscuri, fughe dalla vita quotidiana: le storie di Dalrymple si snodano in una società emarginata, una comunità manicomiale a cielo aperto che si prende il suo posto nell'India del 2011, tutto per ricercare e catturare la libertà più estrema: la rinuncia dell'attaccamento terreno e l'illuminazione.

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