10/09/2011

GRANDI VIAGGIATORI O GRANDI BUGIARDI? La bugia nei racconti di viaggio

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«La menzogna è consustanziale al libro di viaggio», dice Stefano Malatesta. «Mi piace pensare che sia così fin da quando gruppetti di homo sapiens cominciarono a migrare per la terra. Condendoli con grugniti e gesti, la sera, davanti ai falò, si raccontavano di avventure meravigliose. Ed erano quelle balle che li spingevano a lasciare le loro savane per scoprire l'Europa. Sulle balle abbiamo vissuto letterariamente per millenni. E man mano che l'ignoranza del mondo diminuisce aumenta la difficoltà di raccontarlo in un libro. Oggi se non impossibile il compito è diventato molto arduo». Sul piacere di raccontare menzogne di viaggio, l'autore di "La pescatrice del Platani" si confronta con Giuseppe Cederna ("Il grande viaggio").

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Italiano

Stefano Malatesta, scrittore di racconti di viaggio ed ex inviato di diversi quotidiani, e Giuseppe Cederna, attore anche lui appassionato di reportage da paesi stranieri, conquistano il pubblico del Festivaletteratura con i loro ricordi e i loro aneddoti. Alla domanda posta dal titolo dell'evento, «Grandi viaggiatori o grandi bugiardi?», risponde subito Malatesta citando gli scrittori del Medioevo e le loro prime esplorazioni in terre lontane, soli, senza nessuno che potesse confutare le loro testimonianze. E le bugie non finiscono di certo nell'epoca moderna con l'arrivo della scienza. Le letture di Cederna iniziano con un passo di Malatesta su uno dei suoi viaggi nell'Asia Centrale, citando pure lo scrittore russo Nabokov. Anche Fosco Maraini e la sua profonda conoscenza del Tibet aprono la strada a ricordi lontani. Ritornando alle esperienze personali, Malatesta racconta quando appena diciottenne viaggiò in lambretta da Roma alla Sicilia con un'amica svedese. In Cile, invece, partecipò al funerale di Pablo Neruda. Cederna, invece, trascina il pubblico in India (sua grande passione) con un ricordo commovente: «Durante uno dei miei viaggi ho saputo che una cara amica era morta in Kosovo» racconta l'attore. «La guida indiana, vedendomi triste, mi disse che ero stato fortunato a ricevere la triste notizia proprio lì, perché eravamo in uno dei luoghi più sacri dell'India, dove il Gange diventa un vero e proprio fiume».

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