10/09/2011

IN VITA E IN MORTE DI MAURO ROSTAGNO

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«Amava la vita, desiderava invecchiare, vedere la propria barba imbiancare sotto il sole siciliano (...). Ma con la dignità dell'uomo, la possibilità di guardare una persona negli occhi e dirgli sì o no con la stessa intensità. Cosa non consentita dalla Mafia». Leader del '68 a Trento e poi di "Lotta Continua", seguace di Rajneesh in India, giornalista che non teme di denunciare le collusioni tra cosche e politica, Mauro Rostagno è un irregolare, raro esponente di una cultura libertaria che in Italia non ha mai trovato molti proseliti. In una notte del 1988 viene assassinato a colpi di fucile. Ne segue una vicenda giudiziaria tormentata, per molti aspetti indegna, che solo oggi dopo 22 anni giunge finalmente al processo. La figlia Maddalena, insieme ad Andrea Gentile, ha ricostruito con meticolosa passione la storia del padre e delle indagini del suo omicidio. Incontra gli autori di "Il suono di una sola mano" lo scrittore Carlo Lucarelli.

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Italiano

Il suono di una sola mano. "Storia di mio padre Mauro" è il libro che Maddalena Rostagno racconta in prima persona nel cortile di Palazzo San Sebastiano, letteralmente preso d'assalto dal pubblico. Con lei, figlia del giornalista ucciso nel 1988, ci sono il coautore Andrea Gentili e lo scrittore Carlo Lucarelli. È proprio Lucarelli ad aprire la discussione, parlando della mafia e del suo potere di espansione, anche in ambiti insospettabili della vita quotidiana. Quando la parola passa a Maddalena, la platea rimane ammutolita e la commozione è dietro l'angolo: la donna rievoca il mistero sulla morte del padre, un mistero che ha tenuto banco per molti anni e che sembrava non avere mai fine. Catapultata in un incubo giudiziario, la famiglia Rostagno sta solo ora assaporando l'idea che presto sarà fatta giustizia: per il delitto del giornalista, assassinato all'età di 46 anni, è infatti finito sotto processo un boss mafioso del trapanese.

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