10/09/2011

CONCERTO

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Il Coro della SAT (Società Alpinisti Tridentini) rappresenta una delle più prestigiose istituzioni musicali del nostro paese. Fondato a Trento dai fratelli Pedrotti nel 1926, è senz'altro il primo coro stabile maschile che ha scelto come proprio repertorio il canto popolare di montagna ed ha subito rappresentato un modello per tutte le formazioni nate successivamente. Ai concerti e alle tournée tenute in tutto il mondo, alle decine di incisioni discografiche dagli anni '30 ad oggi, si è sempre accompagnata un'attenta attività di studio e di ricerca sul patrimonio musicale popolare, sostenuta dalla collaborazione di musicisti di fama mondiale, tra i quali il maestro Arturo Benedetti Michelangeli. Nell'esibizione a Festivaletteratura, il coro - sotto la guida del maestro Mauro Pedrotti - presenta una selezione del proprio repertorio di tradizione.

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Italiano

Il Teatro Sociale è una cornice perfetta per il concerto della SAT (Società Alpinisti Tridentini), che ha regalato al pubblico presente un repertorio di musica popolare in particolare dei primi del Novecento. Sotto la guida del maestro Mauro Pedrotti, il coro spazia dai brani cantati dai soldati nella Grande Guerra, come "Gran Dio del cielo", "Sui monti Scarpazi" e "Ta-pum", a quello degli operai impegnati nella costruzione della ferrovia Trento - Venezia ("Gli aizinponeri").
Non mancano i canti d'amore, dai più allegri come "La scelta felice" ai più tristi come "La sposa morta". I testi sono concisi ed essenziali ed il Coro riesce ad impreziosirli con maestria grazie alla vivacità e al ritmo del canto. È sorprendente trovare tra gli elementi del coro anche ragazzi molto giovani, che si penserebbero meno legati alle tradizioni popolari. Il concerto emoziona il pubblico in sala che partecipa con calorosi applausi.

Il coro della SAT (Società Alpinisti Tridentini) diretto dal maestro Mauro Pedrotti, presenta al Teatro Sociale una selezione del proprio repertorio. I brani cantati si riferiscono al periodo della prima Guerra ma si coglie lo spirito giovane dei soldati che, nonostante le difficoltà e le privazioni, pensano ad una vita serena fatta di donne e gioventù. Anche l'area geografica è vasta e attraversa regioni italiane come il Trentino, il Piemonte e il Friuli e stati stranieri come la Siberia e la Romania.
Un tema ricorrente è quello della ragazza che perde i suoi bei colori. Nel "La smortina" una fanciulla si consuma per il mal d'amore ma è certa che il matrimonio la guarirà dal suo pallore restituendole il sano colorito della giovinezza. Nel frattempo sogna: e l'audacia del sogno di giacere accanto al suo sposo è mitigata dalla timidezza, delicatamente espressa dalla modulazione dei falsetti.
Nel "La maitinade del Nane Periot" la 'morosa' del Nane è una miracolosa ragazza che, correndo sui prati, fa nascere i fiori dove mette il piede. Canto d'amore nel quale il burbero ma profondo affetto del Nane è maldestramente mascherato da un umorismo prettamente popolaresco. Il canto è sorprendente per vivacità ritmica e tonale.
Ancora, il canto piemontese "La sposa morta" ha raggiunto un livello raro tra le spontanee espressioni dei canti popolari. Un ampio ritmo funebre accompagnato dall'ossessionante rintocco delle campane che accoglie il ritorno dell'emigrante. Egli è colto da un triste presentimento: quel lugubre suono non gli dà pace. Giunto a casa trova la spietata conferma: le campane accompagnano il funerale della sua sposa. Un testo conciso ed essenziale sostenuto da un'armonizzazione incredibilmente scarna: è proprio questa apparente povertà di mezzi che riesce a creare un'atmosfera di altissima drammaticità.

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