10/09/2011

COME UN ROMANZO. La fiction TV che racconta l'Italia

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La fiction tv, le serie televisive, sono una delle forme più interessanti e piacevoli delle nuove forme di romanzo contemporaneo: sono concepite con una solida struttura letteraria e sono capaci di leggere a fondo la vita del nostro paese. L'analisi a tutto campo di Giorgio Simonelli, docente della Cattolica di Milano e direttore di diversi master sulla televisione fa da contrappunto alle testimonianze di Donato Carrisi, scrittore e sceneggiatore di "Casa Famiglia", "Nassirya", "Squadra Antimafia" e "Moana", e di Alberto Sironi, regista dei legal thriller di Gianrico Carofiglio e della fiction "Il commissario Montalbano", tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Con proiezioni dei passaggi emblematici delle principali serie tv italiane.

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Italiano

Gli ospiti di questa sera sono Donato Carrisi, Alberto Sironi e Giorgio Simonelli: obiettivo del dibattito, dare insieme dignità alla fiction, nello specifico quella italiana.
Il desiderio è quello di mostrare al pubblico che anche in Italia si producono fiction di qualità, così durante tutto l'evento sono stati trasmessi parti di serie tv nostrane. 
Alla fine risulta chiaro che la fiction italiana non ha nulla da temere e da invidiare a quelle straniere.

Nella sua "Enciclopedia della televisione", il critico televisivo del "Corriere della sera" Aldo Grasso definisce così la fiction: «È un macrogenere che abbraccia tutti quei testi basati sull'invenzione narrativa, sulla costruzione di un universo verosimile costituito da ambienti, personaggi e azioni, dinamizzati in un racconto. Comprende sottogeneri come serial, sit-com, soap-opera, sceneggiato e film per la Tv». Una finzione, quindi, ma che spesso sa descrivere la realtà con una grande potenza espressiva. Che cosa c'entra la fiction con la letteratura e con un festival a essa dedicata? C'entra, eccome. Perché dietro a tanti ottimi prodotti televisivi c'è un'opera letteraria di grande valore e il lavoro di sceneggiatori che con la loro scrittura trasferiscono le parole dell'autore sullo schermo. Ecco quindi che la fiction è sbarcata a Mantova e non è un caso che l'incontro "Come un romanzo" si sia svolto nell'Aula Magna dell'Università: è stata una vera e propria lezione aperta dal montaggio di alcuni spezzoni di fiction italiane che hanno incollato davanti al piccolo schermo milioni di persone. Naturalmente in cattedra c'era un professore, Giorgio Simonelli, docente dell'Università Cattolica di Milano e direttore di diversi master sulla Tv, e due super esperti: Alberto Sironi, il regista del "Commissario Montalbano", e Donato Carrisi, scrittore (a Mantova ha presentato "Il tribunale delle anime") nonché autore e sceneggiatore di "Nassirya" e "Squadra antimafia".
Simonelli ricorda che c'è un luogo comune da sfatare: la fiction italiana, al contrario di quella americana, non riesce a rappresentare la realtà del nostro Paese. Non è vero. Ci sono produzioni che danno un'immagine perfetta dell'Italia e degli italiani. Due esempi sui tutti: "Il commissario Montalbano" e "Nassirya". E qui la parola passa a Sironi: «Dobbiamo naturalmente dire grazie ad Andrea Camilleri perché con i suoi romanzi ci fornisce uno splendido materiale da portare in scena. Da parte mia, ho lavorato togliendo qualcosa alle storie piuttosto che aggiungere, allo scopo di creare una realtà che sia vera ma al tempo stesso anche distante dal quotidiano. Per esempio, in Montalbano le strade sono spesso deserte e le auto pochissime».
Anche Donato Carrisi è convinto che la fiction italiana sia un genere che sappia raccontare bene il nostro Paese: «Il giorno dopo la messa in onda di "Nassirya", io e un mio collega sceneggiatore siamo stati convocato dalla Procura di Roma: un magistrato mi ha chiesto dove avevamo trovate il materiale per scrivere la fiction, perché alcune cose non le sapevano neanche loro che stavano indagando sulla strage dei nostri militari. Noi abbiamo semplicemente raccolto storie parlando con carabinieri che sapevano la verità ma non potevano dirla pubblicamente. In "Nassirya" si racconta il nostro esercito come è nella realtà: sicuramente non il migliore del mondo dal punto di vista militare, ma il numero uno dal punto di vista umano. Durante quella missione, i nostri soldati continuavano a dimagrire e i loro comandanti non ne capivano il motivo: si privavano di una parte del rancio per portarlo negli orfanotrofi».

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