06/09/2012

DALLE LETTERE DI SAN PRECARIO

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Viene riportato in alcuni dizionari che 'precario' significa 'ottenuto per grazia, dietro preghiera'. Le metafore religiose si sprecano nella saga di San Precario, da dieci anni sardonico protettore di coloro per i quali il lavoro, seppur temporaneo, non è un diritto ma una concessione. Ora che la precarietà, condizione di vita incerta, subalterna, ansiogena, è divenuta la forma 'normale' del rapporto di lavoro, è necessario chiedersi se abbia efficientemente aiutato l'economia italiana ad alzare la testa o se sia al contempo concausa ed effetto di una crisi che, prevedibilmente, stringerà ulteriormente il nodo scorsoio delle condizioni contrattuali ed esistenziali dei lavoratori. L'economista Andrea Fumagalli ("Sai cos'è lo spread?") e Alessia Ballinari attivista della rete San Precario si confrontano sull'impatto della precarietà lavorativa sull'economia italiana e sulle possibili ricette per sciogliere il nodo, senza necessariamente ricorrere a ceri devozionali al santo di turno.

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Italiano

«Oh San Precario, / Protettore di noi, precari della terra / Dacci oggi la maternità pagata / Proteggi i dipendenti delle catene commerciali, / gli angeli dei call center, / le partite iva e / i collaboratori appesi a un filo». Comincia così la preghiera di San Precario recitata a chiusura dell'evento da Alessia Ballinari, redattrice editoriale e attivista della Rete San Precario. L'invocazione a un santo pagano, laico, mirabolante creazione apparsa per la prima volta il 29 febbraio - data beffarda - del 2004 in un Ipercoop di Milano, ma definitivamente consacrata al pubblico durante l'Euromayday dello stesso anno, la manifestazione del primo maggio precario che riempie da qualche tempo le piazze di mezza Europa. Con una laurea in Lettere Moderne e una precedente esperienza con la rivista online bazarmagazine.ch, Alessia Ballinari si autodefinisce una «precaria doc», prestandosi a un interessante e irriverente confronto sull'argomento in compagnia dell'economista Andrea Fumagalli. Condizioni e contraddizioni di una generazione di giovani, ma non solo, accomunati da un senso di incertezza e insoddisfazione che sembra investire sempre più spesso la sfera lavorativa e quella personale. A quasi trent'anni dall'introduzione del primo contratto atipico - era il 1984 - nulla o poco è cambiato in termini dei tutela dei diritti dei lavoratori: quella del precariato resta evidentemente una condizione strutturale, esistenziale e trasversale, l'introiezione di un senso di incertezza che coinvolge anche i lavoratori dipendenti, destabilizzati da un clima economico e sociale che conosce molto bene termini come 'delocalizzazione' e 'ristrutturazione'. Se la proposta di Andrea Fumagalli è quella di promuovere nuove e più attuali politiche di Welfare che tengano conto della 'fluidità relazionale' della società dei consumi, come ben insegna Zygmunt Bauman, la Rete San Precario nasce invece come realtà sociale libera e dinamica per favorire l'uscita da una condizione di isolamento e solitudine, attraverso azioni atte a sovvertire la fidelizzazione alle aziende, punti di assistenza legale gratuita sul territorio, la proposta di un'informazione e formazione critica. Molte le iniziative già attuate, come l'iscrizione di 'Serpica Naro', anagramma di 'San Precario' e fittizia stilista di origini anglo-nipponiche, alle sfilate della moda milanese: era il 2005 ed entusiasta fu l'adesione dei precari dell'industria della moda, che hanno poi trovato nell'iniziativa un punto di riferimento per lo sviluppo di una moda indipendente e senza marchi di proprietà. Per concludere, i relatori hanno invitato il pubblico a pensare a cosa accadrebbe nel caso di un possibile 'sciopero precario': quante attività si bloccherebbero? Quanti servizi non potrebbero essere più garantiti? Uno spunto, anche per economisti e politici, a riflettere sul costo economico della precarietà dal punto di vista della capacità produttiva del capitale umano.

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