06/09/2012

MA LA MATEMATICA È UN'OPINIONE?

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È arrivata l'ora di sfatare molti miti legati alla matematica. Non è una disciplina algida, immutabile, perfetta e persino necessariamente coerente. Al contrario, come tutte le attività umane, è incompleta, è in continuo mutamento, provoca discussioni e liti, può essere molto concreta, certamente è sempre più pervasiva nel nostro mondo. Chi di matematica si occupa per lavoro, vive la sua professione con passione, come una forma di pensiero e di comunicazione, e anche, a volte, come via di fuga. Le formule e i numeri sono un linguaggio molto complicato, ma, rovesciando quello che ci ha spiegato Galileo, si può parlare di numeri e formule usando immagini dal mondo reale e discutere su di esse anche senza lavagna.

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Cosa ci fanno un professore di logica matematica e un altro di analisi matematica al Festival? Vista la disinvoltura con cui si muovono e discorrono tra loro non sembra che abbiano sbagliato strada: Pino Rosolini e Roberto Lucchetti sono proprio qui per parlare della scienza dei numeri, che spesso spaventa e tiene lontano il pubblico con formazione letteraria. Probabilmente questa diffidenza deriva dall'idea, radicata in molti dagli insegnamenti scolastici, che la matematica sia una scienza esatta e monolitica, basata sui calcoli. Roberto Lucchetti, però, esprime un parere per molti sorprendente: la matematica non è solo numeri, «non è il sudoku», o almeno non è solo questo: per lui la matematica è fondamentalmente un pretesto, un alibi per parlare d'altro, riflettere su questioni ampie, di tipo culturale.
Da questa affermazione prende le mosse un animato dibattito tra i due professori che si conoscono da dieci anni e da altrettanto tempo sono abituati a discorrere di matematica al bar, senza per altro mai trovarsi d'accordo. Su una cosa però si intendono: la concezione della matematica come una disciplina in continuo divenire, l'unica che riesca a fare progressi senza mai smentire o demolire i risultati precedentemente ottenuti, semmai ampliandoli ed arricchendoli con la scoperta di nuove prospettive. Nel loro discorrere spesso ironico, senza mai smettere di stuzzicarsi a vicenda, i due professori divagano in un territorio di confine tra matematica pura, filosofia ed informatica, accennano ai risultati dell'intelligenza artificiale per finire col deplorare la situazione della cultura in Italia, dove, più che in altri paesi, la separazione tra sapere scientifico e sapere letterario è sentita come naturale ed insanabile. In realtà, bisogna ricordare che per intellettuali come Cartesio o Leibniz tale dicotomia non aveva senso e che, anzi, i grandi risultati della logica matematica sono stati ottenuti da intellettuali con grande preparazione filosofica. 
Recuperare una concezione integrata del sapere è il presupposto necessario perché gli intellettuali tornino a porsi le domande giuste, oltre che per giustificare la presenza di due matematici al Festivaletteratura. 

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