07/09/2012

L'IMPORTANZA DEL COMMITTENTE

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La storia dell'architettura è da sempre segnata dalla presenza di committenti importanti, personaggi capaci di scegliere oculatamente il loro architetto, di offrirgli una visione da cui partire, di seguirlo nell'evoluzione del progetto, contrastandolo quando necessario e rispettandolo, come si fa con un compagno di viaggio. Anima ispiratrice del design dell'azienda Brionvega fino alla metà degli anni Ottanta, Ennio Brion ha proseguito il suo percorso professionale rivelandosi un committente visionario e illuminato. Grazie a lui hanno visto la luce opere importanti realizzate da Marco Zanuso (Fabbrica Brionvega, Asolo), Carlo Scarpa (Complesso monumentale Brion, San Vito d'Altivole), James Stirling (Ristrutturazione Palazzo Citterio, Milano), Gino Valle, Cino Zucchi e molti altri. Brion ripercorre la sua lunga carriera insieme a Luca Molinari, curatore della mostra milanese "Ennio Brion: committenza d'autore".

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La storia della committenza di opere d'arte, che siano esse pittoriche, scultoree o architettoniche, si perde nella notte dei tempi. L'ormai consolidata branca della storia dell'arte e dell'architettura, quella che vira verso una lettura prettamente sociologica, ha ribaltato i consolidati schemi estetizzanti, che vedevano l'opera d'arte come frutto della sola mente del genio. La creazione artistica era considerata avulsa da qualsiasi elemento esterno, che potesse intaccare l'unicità e l'autonomia della mentalità del genio creatore. Con la storia sociale dell'arte, la disciplina inizia a considerare tutti quei fattori esterni all'opera d'arte in sé. Politica, economia, società, rapporti tra singoli o classi, tra istituzioni, papato e artisti divengono centrali tanto quanto la mano dell'artista, anzi, come se la mano dell'artista, in qualche modo, fosse guidata da cause esterne alla sua individualità sensibile. L'opera d'arte viene, dunque, decostruita, demitizzata, frantumata in un oggetto poliedrico, le cui facce sono tutte egualmente importanti. Nell'aula magna dell'Università di Mantova oggi si è parlato della figura del committente, declinata nella sua sfera più precipuamente architettonica e inerente il disegno industriale. A ragionare su questi temi il Festivaletteratura ha chiamato una figura di spicco del panorama italiano, Ennio Brion, fondatore della storica azienda Brionvega e committente di alcune tra le più grandi architetture di cui lo Stivale può vantare il prestigio, come la Fabbrica Brionvega progettata da Marco Zanuso, il Complesso monumentale Brion di Carlo Scarpa o la ristrutturazione di Palazzo Citterio ad opera di James Stirling. Il dibattito ha visto intavolati argomenti di ogni genere inerenti l'architettura, dalle spese di committenza di un'opera architettonica al problema del giudizio, talvolta troppo presuntuoso e 'sulla bocca di tutti'. L'architettura è gestione dello spazio abitabile, dunque chiunque può sentirsi in dovere di giudicare opere architettoniche, seppur con pochi fondamenti teorici e conoscenze pregresse. È questo che Ennio Brion contesta, in quanto ogni giudizio deve essere fondato su solide basi, come chi giudica un libro, un dipinto o un'opera teatrale. Ma l'apice del dibattito è stato toccato con la proiezione delle immagini delle creazioni di Carlo Scarpa, opere laiche di magnifica eloquenza. Solide strutture in cemento armato disegnano forme geometriche misteriose, come l'apertura verso l'esterno creata da due cerchi sovrapposti che forano il muro. Una dura critica, poi, al ruolo dell'architettura in Italia è stata necessaria per affrontare tematiche sulla gestione dello spazio urbano e sulla tutela del paesaggio. Guardando il poderoso Stabilimento Brionvega, con le sue strutture minimali, la mente è subito andata al Bauhaus di Gropius, non solo per l'esterno, ma anche per il lavoro svolto al suo interno. Operai che lavorano in un ambiente stimolante, soprattutto per gli occhi. Il lavoro nobilita l'arte.

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