05/09/2013

BIOGRAFIA DI UN UOMO FELICE

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La storia di Simon Norton sembra quella, tante volte raccontata, di un genio esuberante nella cui mente, all'improvviso, qualcosa si guasta: la vita luminosa si spegne in un destino marginale, fino a quando un giorno qualcuno non ne riconosce il talento. Norton è stato un matematico prodigioso dall'età di tre anni. Nel 1985 è entrato a far parte dell'équipe di lavoro del professor Conway, che ha curato l'Atlante dei gruppi finiti, una delle più importanti pubblicazioni della storia matematica. Poi l'improvviso tracollo e la scomparsa, fino a quando Alexander Masters non se lo ritrova come padrone di casa, rintanato in un seminterrato e felicemente preso dai suoi pensieri matematici, senza nessun bisogno di essere riportato al mondo. Di questa vita, stranamente felice, lo scrittore inglese parla con il giornalista Federico Pedrocchi.
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Cosa puoi fare se sei uno scrittore laureato in Fisica e scopri che il tuo padrone di casa, che abita nello scantinato sotto il tuo appartamento infestandoti con la puzza di cibi assurdi (solo dopo scopri che quello che sembra il cadavere di un cinese bollito è un particolare tipo di riso organico), è un brillante ex-matematico? Beh, semplice: prendi carta e penna e ne scrivi la biografia. Non sarà andata proprio così, ma Alexander Masters ha scritto "Un genio nello scatinato" proprio per raccontare la vita di Simon Norton, una delle menti più brillanti della sua generazione. Il libro, che come rivela l'autore dialogando con Federico Pedrocchi doveva intitolarsi "Biografia di un uomo felice", racconta come sopravvivere felicemente alla «scomparsa della genialità»: tanti sono i libri che descrivono la nascita e lo sviluppo del genio di una persona; pochi invece quelli, come questo, che si focalizzano sul momento in cui la stella dell'eccezionalità si spegne e si precipita nelle stalle della quotidianità. Il richiamo a "A beautiful mind", parlando del racconto della vita di un grande matematico, è immediato: ma Norton non è John Nash. Innanzitutto perché non è schizofrenico: Masters lo definisce «strano» ma privo di paranoie o di qualsiasi altra malattia mentale. Se un bambino già a due anni scopre i numeri giocando con i Lego, e a quattordici vince gare internazionali di matematica, è abbastanza logico che non sia proprio del tutto normale, ovvero che abbia capacità speciali. Per Masters ci sono tanti matematici: quelli alla Norton «fiutano i problemi matematici e vivono la loro disciplina non come una scienza ma come una forma di arte e, in un certo senso, di divinazione». Ma, proprio per questo, spesso sono sprovvisti della capacità di atterrare sulla Terra e vivere la quotidianità. A Norton è successo quando in Inghilterra cambiarono la rete dei trasporti automobilistici: di colpo in bianco, ciò che era stato per lui qualcosa di perfetto, con cui muoversi per visitare il Paese, scompare. La sua mente deve perciò riorganizzarsi da zero, ricreare un sistema per entrare in contatto con il mondo, e questo lo allontana dalla matematica. Si dice che un matematico a 30 anni sia finito, e nemmeno Norton è potuto sfuggire a questa crudele legge. Ma, a differenza di tanti altri matematici, non si è abbandonato alla disperazione: «Il suo vero trionfo è questo: essere riuscito a continuare a vivere, sostituendo il suo status di matematico con un altro e realizzandosi ugualmente». Come? Lo spiega questo libro, «strano come il personaggio che descrive», con parole, disegni e formule matematiche. Perché un genio rimane sempre qualcosa di selvatico: «Gli ho scritto la biografia a una condizione - confessa Masters -: che pulisse casa».

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