05/09/2013

LA COREA È IL SUO DOPPIO

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«L'uomo moderno non riesce ad avere un'identità precisa. Non sappiamo esattamente dove stare, come sentirci, come leggerci. In nessun posto del mondo». Il sentimento di spaesamento e di precarietà identitaria è tanto più forte in una realtà come quella coreana, in cui la divisione Nord/Sud è uno specchio che rimanda un'immagine di sé totalmente capovolta. Kim Young-Ha è un narratore che ha scelto la cifra dell'ironia surreale per descrivere questa impazzita ricerca del proprio posto nel mondo. Dopo la raccolta di racconti "Che cosa ci fa un morto nell'ascensore?", è arrivato nel nostro paese anche "L'impero delle luci", romanzo che vede protagonista una spia nordcoreana infiltrata al Sud, improvvisamente richiamata all'azione dopo vent'anni dal suo arrivo a Seoul. Dialoga con Kim Young-Ha il giornalista Marco Del Corona.

Con il contributo di Literature Translation Institute of Korea

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Italiano

Una vita precedente interrotta vent'anni fa e una vita attuale totalmente diversa. La prima condotta in un paese, la Corea del Nord, assolutamente autoreferenziale, rigido, chiuso in se stesso. Una vita attuale, in Corea del Sud, paese ostile al primo, dove tutto cambia ad una velocità frenetica, dove le strade e gli edifici non durano più di cinque anni.
Kim Kiyong, protagonista del libro "L'impero delle luci", è una spia della Corea del Nord, infiltrato al Sud, ormai dimenticato dalle forze investigative internazionali del suo paese natale: queste le premesse dell'ultima opera di Kim Young-ha, giovane scrittore e sceneggiatore della Corea del Sud, che in realtà si rivelano pretesti per parlare dei contrasti e delle dualità che contraddistinguono la penisola Coreana.
Unita da una tradizione millenaria, la Corea ha perso la propria sovranità nel 1910, quando è stata occupata dal Giappone, che ne ha fatto una colonia. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli accordi intercorsi fra USA e URSS hanno diviso la penisola al 38°parallelo in due stati distinti, con influenze politiche ed economiche divergenti, non rispettando la popolazione local e, le tradizioni e l'identità nazionale. Questa separazione ha fatto di una penisola culturalmente, tradizionalmente e linguisticamente unificata da secoli, due stati nemici fra loro, dove i due popoli vengono educati a non avere alcun rapporto fra di loro.
Kim ci racconta che fino agli anni '90, era illegale andare al Nord, ed era impossibile avere rapporti con qualsiasi persona appartenente alla Repubblica Democratica, se non sotto una specifica autorizzazione statale. Il Sud, al contrario, si è aperto all'occidente, ne ha impiegato il sistema democratico ed economico, ha integrato molti dei modelli di vita Europei. Ora i rapporti si sono fortunatamente ammorbiditi, e quando Kim ha cominciato a scrivere questa storia ha ritenuto fondamentale contattare qualcuno che avesse vissuto al Nord. Allora, facendo una banalissima ricerca su internet ha scoperto una numerosa comunità di profughi, fuggiti dal loro paese molto spesso passando dalla Cina e dal Giappone, ai quali la Corea del Sud ha riconosciuto il diritto d'asilo. Venendo a contatto con queste persone ha scoperto che le differenze culturali che intercorrono fra i due popoli sono da attribuire esclusivamente ai due sistemi governativi differenti, creati dopo la guerra. Se al Nord il regime comunista ha abituato il suo popolo a lavorare per poche ore al giorno, al Sud dove regna una economia capitalista, si lavora tutto il giorno. Chi al Sud entra in un negozio per fare compere, viene ringraziato dal commerciante, per aver acquistato della merce. Al contrario al Nord, chi va in un negozio deve ringraziare perché riceve dal negoziante ciò che lo stato ha predisposto per lui. 
Ma l'unica domanda che in realtà assillava tutti gli spettatori, riguardava la possibilità di una futura riappacificazione dei due stati, e di una eventuale riunificazione. Ma Kim ha risposto tristemente che, sebbene entrambi i popoli si augurino la pace, la Corea del Sud ha il terrore del crollo dello stato del Nord, per le ripercussioni che potrebbero coinvolgere gli equilibri economici e politici.

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