06/09/2013

VISITA AGLI UFFIZI IN UN'ORA

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La Galleria degli Uffizi è un museo in cui si rischia lo stordimento, la crisi da sindrome di Stendhal, e allora ci si protegge affrontandolo in fretta, sul modello di gite del tipo Firenze in un giorno tutto compreso. La straordinaria ricchezza delle sue collezioni consente però anche un approccio diverso, a una sala alla volta, per assimilare con lentezza e miglior soddisfazione la bellezza diffusa anche in dipinti normalmente trascurati. Francesco M. Cataluccio, autore di "La memoria degli Uffizi", organizza al Festival una visita virtuale al museo fiorentino, scegliendo: il "Trittico" del Mantegna, L'"Annunciazione" di Leonardo da Vinci, "La nascita di Venere di Botticelli", "La Pietà" del Giottino, "Il San Sebastiano" del Sodoma, "Il Tondo Doni" di Michelangelo e pochi altri dipinti, per un'ora proficuamente dedicata al racconto della pittura.

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Italiano

Sembrava davvero di essere agli Uffizi d'estate: caldo e folla questo pomeriggio al teatro Bibiena per l'incontro con il fiorentino Francesco Cataluccio, autore di "La memoria degli Uffizi". Un'occasione unica per godersi, anche se a distanza, alcune opere scelte conservate nella sterminata collezione («sono milleottocentotrentaquattro opere», specifica l'autore) di uno dei più famosi musei al mondo, proprio come Cataluccio faceva durante la sua infanzia. Ogni domenica, ha raccontato, il padre accompagnava lui e il fratello a visitare una stanza degli Uffizi e poi allo stadio, a vedere la Fiorentina, «era una sorta di rito laico domenicale», scherza l'autore, che gli ha trasmesso un approccio unico all'arte: quello del considerare un'opera come un contenitore di storie, che si svela allo spettatore piano piano, anche e soprattutto attraverso i suoi particolari più remoti e nascosti. La selezione di opere proposta dall'autore non è una scelta estetica, ma soggettiva che si concentra sull'aspetto affettivo ma anche sull'evoluzione stilistica e tematica che l'arte subisce nel corso di pochi anni, in quanto specchio dei tempi. Si passa così da un'arte religiosa e ligia, all'arte dell'umanesimo, l'arte del 'chi vuol esser lieto, sia: del doman non v'è certezza', portando ad esempio le radicali differenze che, a distanza di pochi decenni, caratterizzano lo stesso soggetto nel "San Sebastiano" del Perugino prima e del poco famoso, ma altrettanto importante, Sodoma poi.
Ma si è anche parlato della pittura come 'arte che ferma l'attimo', con il "Sacrificio di Isacco" del Caravaggio, che 'fotografa' l'azione nell'attimo immediatamente prima che accada, o con l'"Annunciazione" di Leonardo, che, come scoperto da un botanico fiorentino, ritrae nello sfondo un prato fiorito con più di centottanta specie arboree oggi scomparse, diventado involontariamente testimonianza storica. E ancora l'arte come mezzo per raccontare di sé, dipinti che sommessamente ci rivelano la vita degli artisti: la morte prematura della madre, il rapporto conflittuale con il padre e l'omosessualità in una lettura freudiana del celeberrimo "Tondo Doni" di Michelangelo, oppure la presa di distanza dalle posizioni eretiche del Savonarola nel dipinto "La calunnia" del Botticelli.
Cataluccio non si è risparmiato e ci ha anche 'raccontato' alcune opere a cui è particolarmente affezionato, come la "Crocifissione" di Agnolo Gaddi, di cui l'essere volante che strappa l'anima da uno dei due ladroni crocefissi insieme a Cristo tormentava i suoi incubi di bambino, o "La morte di Adone" di Sebastiano del Piombo, allegoria della morte e della precarietà, danneggiato per ironia della sorte nell'esplosione di una bomba nei pressi dei musei nel 1993.
Come Eugenio D'Ors in "Tre ore al museo del Prado", in poco più di un'ora Cataluccio ha mostrato e commentato alcune delle opere più significative di quello che ha definito, dopo tanti anni di residenza a Milano, «il suo legame più forte con Firenze»: gli Uffizi, non solo un museo, un luogo di storie, «un edificio sospeso nell'aria, una caravella sul fiume Arno».

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