06/09/2013

UN AMORE TERRIBILE PER LA GUERRA

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Commenti musicali di Minus&Plus

Il pensiero della guerra suscita sconcerto in ognuno di noi, e al tempo stesso una misteriosa attrazione. Prendendo in prestito il titolo provocatorio del saggio di James Hillman, Paolo Giordano ricostruirà le motivazioni che lo hanno portato a immergersi per oltre due anni nella realtà bellica, e a scrivere, infine, "Il corpo umano". In una narrazione costellata da filmati, letture e commenti musicali, Giordano racconterà come le guerra, che pure oggi ci appare così distante, riguarda ancora tutti noi, intimamente, e rappresenta la metafora più compiuta di ogni passaggio irreversibile della nostra vita.

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Italiano

La battaglia, gli spari, i feriti e i morti: questa è l'azione di guerra. Dietro a quest'immagine, questo cartello, risiede in realtà quello che veramente la guerra comporta, quello che la guerra continua ad essere. Perché una guerra non finisce. Paolo Giordano subisce in giovane età il fascino che i racconti di guerra sortiscono in chi li legge, un appagamento morboso che nasce da un eroismo solo raccontato. Le dinamiche della vita che continua dopo una guerra fanno sì che si abbiano generazioni con ricordi differenti di essa. Gli anni immediatamente successivi alla guerra vengono impreganti di una saggezza profonda e radicata, ai quali segue una generazione che mantiene riminescenze comunque infantili e passive, finché non fanno capolino gli inquietanti visi di quelli che, pur sentendosi raccontare e leggendo di quel che è stato, sono impossibilitati dal concepire quello che la guerra significa. Qui Paolo Giordano interviene, dando luce a tutte quelle forme di arte che, intenzionalmente o meno, ridanno vita alla memoria e con essa, alla saggezza. Il corpo umano, come dice, non ha una struttura portante originale. Da sempre i racconti di guerra, quelli veri e completi, affiancano due momenti all'azione centrale - che spesso tendiamo a scambiare per quello che la guerra è. Si parla del prima e del dopo, di come l'arruolamento e l'andare in guerra altro non siano che una profonda spaccatura tra, solitamente, qualcosa di bello al quale segue una situazione problematica. «Se la pace significa non-guerra, e io sono ancora grondante del sangue della guerra, che cosa ci faccio qui?». Paolo Giordano è stato in Afghanistan ed è tornato portando la consapevolezza che la guerra oggi non è come la vediamo, professionale, moderna. Lo scontro fisico non c'è più, si vive in un recinto nel quale si combattono fantasmi di minacce, di essi si sa se, come e quando verranno. L'ambiente familiare che i soldati accorrono a costruire - priorità particolare questa, al di sopra di altri tipi di adattamento - non è sufficiente a sfogare l'ansia e la frustazione che le sere portano con sé. Arruolarsi è come sposarsi velocemente, è un atto inconsueto. Il libro presenta la storia della sorella del protagonista, che vive l'esperienza di un matrimonio repentino, mosso da avventate motivazioni personali, le quali non le danno la sicurezza necessaria per affrontare l'evento. Questa crisi dell'animo, battaglia interiore, è il blocco che separa i reduci dalla reintegrazione ed è il sentimento che, appunto, la letteratura, il cinema e l'arte hanno il dovere di mantenere. 

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