07/09/2013

TUTTO SI AGGIUSTA. Workshop di digital fabrication

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bambini e adulti dai 14 anni in su

Quante volte ci capita che si rompa qualcosa in casa e non troviamo più il pezzo di ricambio? Oppure - ancora più spesso - quante volte acquistiamo un mobile o un attrezzo che sembra risolverci un problema e invece scopriamo che avrebbe bisogno ancora di una piccola modifica per funzionare alla perfezione? Grazie alla digital fabrication, la soluzione è oggi a portata di mano. Massimo Temporelli, autore di Il codice delle invenzioni e impegnato nella progettazione del nuovo Museo dell'Informatica a Torino, ci spiega come possiamo facilmente mettere a frutto la nostra inventiva, elaborando un modello dell'oggetto desiderato e realizzandolo attraverso una stampante 3D.

In collaborazione con Sharebot.

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Sandali, soprammobili, giocattoli, vasi, modellini e bracciali. «Ebbene?» direte voi «che c'è di strano in tutto questo?».
Lo strano, è che questi oggetti, allineati su un tavolo nelle Sale del Capitano di Palazzo Ducale, non sono stati 'fabbricati' con una delle modalità che ci sono familiari. A crearli infatti è stata una stampante 3D elaborata dalla Sharebot, unica azienda italiana attiva in questo campo. «Ci troviamo in un momento analogo a quello dell'invenzione dell'informatica negli anni Settanta; qui però sta sorgendo un nuovo modo di progettare e costruire gli oggetti» spiega Massimo Temporelli, autore di "Il codice delle invenzioni". «Queste stampanti cominciano a essere sviluppate in tutto il mondo. È l'inizio di un processo che le porterà a diventare comuni oggetti domestici».
Così in un futuro non molto lontano («ci sono centinaia di queste stampanti in funzione in Italia in questo momento», racconta l'ideatore Andrea Radaelli) potremo disegnare e costruire oggetti a casa nostra. Vi servirà un bullone di una certa dimensione? Basterà premere 'stampa'. 
Per farsi un'idea di cosa significhi un futuro in cui la stampa 3D sia all'ordine del giorno, ai partecipanti al workshop "Tutto si aggiusta" è stata proposta una sfida: progettare un pomello (per un cassetto o per il coperchio d'una pentola), disegnarlo al computer e stamparlo in 3D - il tutto in meno di due ore.
Assiepati intorno ai portatili e coadiuvati dal team della Sharebot, i presenti hanno ideato pomelli dalle forme bizzarre e inaspettate e li hanno 'mandati in stampa'.
Dovete dunque immaginare ogni stampante come un cubo dalle pareti aperte al cui interno vi è una lastra di vetro su cui viene creato l'oggetto. A mo' di 'inchiostro' abbiamo un filo di materiale variabile (può trattarsi di termoplastiche come il nylon) che viene riscaldato fino alla sua temperatura di fusione; a questo punto un ugello lo deposita sulla lastra di vetro strato per strato, come indicato dal disegno elaborato al computer. A seconda del materiale scelto aspetto e consistenza del prodotto finito cambiano radicalmente; mi viene mostrato per esempio un piccolo gufo realizzato con la termoplastica PLA munita di cariche di legno: al tatto è ruvido e sembra quasi intagliato di fresco.
In questa età informatica in cui i nostri punti di riferimento diventano sempre più immateriali, gli oggetti sembravano costituire una certezza, qualcosa che non ha nulla a che fare col mondo virtuale. Ecco che, con la stampa 3D, detta anche (significativamente) "digital fabrication", anche il nostro rapporto con la costruzione di cose (che di solito implica un lavoro manuale, concreto, umano) promette di modificarsi aprendosi alle nuove frontiere digitali. Ed è impressionante assistere allo spalancarsi di un nuovo orizzonte della tecnologia che può avere implicazioni immense nell'ambito del design e della produzione e vendita di merci.

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