07/09/2013

Peter Cameron con Carlo Annese

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«In tutti i personaggi di cui scrivo c'è qualcosa di me», racconta Peter Cameron, «ma solo dal punto di vista emotivo. Il loro mondo interiore non corrisponde a come appaiono dal di fuori. Spesso sono frustrati perché non riescono a esprimere se stessi e a dire la verità. I silenzi, le cose non dette, sono più importanti di quelle dichiarate». Tra verità e falsità, tra quanto riusciamo a dire a noi stessi dei nostri affetti e quanto non riusciamo ad afferrare, si giocano le storie di Peter Cameron. I suoi romanzi - "Quella sera dorata", "Un giorno questo dolore ti sarà utile" o "Il weekend", recentemente tradotto in Italia - raccontano di vicende a volte apparentemente banali, momenti di vacanza o incidentali deviazioni dal normale corso della vita, che lo scrittore americano carica di voci emotive, sentimenti in cerca di un significato che le rendono universali. Lo incontra il giornalista Carlo Annese.

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In occasione della pubblicazione in Italia di "Weekend", il suo primo vero e proprio romanzo, edito negli Stati Uniti fin dal 1994 e che ha tra i temi centrali quello della morte e dell'AIDS, ancora molto diffusa nel periodo, Peter Cameron, autore amatissimo in Italia grazie a successi come "Quella sera dorata" e "Un giorno questo dolore ti sarà utile", ha incontrato il pubblico di Mantova insieme a Carlo Annese.
Partendo da una domanda ricevuta su twitter («qual è il tuo lettore ideale?») Cameron ha raccontato come sia stupito del successo che sta riscuotendo in Italia («forse è dovuto al mio tipo di sensibilità, simile alla vostra, ma anche alla mia casa editrice, e all'ottimo lavoro della mia traduttrice») dichiarando che il lettore perfetto delle pagine che scrive è proprio lui stesso.
Insieme ad Annese si è passati a parlare del ruolo dei sentimenti nei romanzi di Cameron, di come lui riesca a farsi amare dai lettori perché sembra condividere le loro angosce, ma rendendole più eleganti, più accettabili anche, seppur con una scrittura in cui per Cameron è fondamentale l'onestà. 
«Lo scopo della mia scrittura è trovare le parole giuste per descrivere i sentimenti», ha proseguito Cameron, arrivando ad analizzare alcuni dei temi che da sempre gli sono cari, dall'incolmabile senso di vuoto che lascia la morte fino all'amore («molti sono spaventati nell'ammettere di essere innamorati, perché vuol dire ammettere contemporaneamente la paura di perdere quello che provano. Credo inoltre che l'amore vero sia qualcosa che matura molto lentamente»).
«I silenzi, le cose non dette, sono più importanti di quelle dichiarate», ricordava Cameron, ma per fortuna, questa volta, come le precedenti in cui è stato in Italia, lui si è rivelato generoso di parole e riflessioni.

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