07/09/2013

IL DESIGN COME ANTROPOLOGIA APPLICATA

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Hotel sperimentali, spazi comunitari, case boschive, una maison pensata per aiutare i bambini a entrare in relazione tra loro, divani dinamici, oggetti per la vita di ogni giorno pieni di azzurro, verde, arancio, rosa, perché «chi non usa i colori, ha paura di vivere.» Questi sono alcuni dei lavori di Matali Crasset, architetto e designer francese che nel 1998 ha aperto il proprio studio nel popolare quartiere parigino di Belleville. I suoi progetti nascono da un'attenta osservazione dell'ambiente, cercando di mettere in discussione i codici consolidati e di reinventare le funzioni, di fare emergere e di organizzare intorno a valori e intenzioni condivise legami e reti di competenza e socialità. La incontra l'architetto Marco Rainò.

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Matali Crasset, classe 1965, collabora fin dagli esordi con nomi importanti: Denis Santachiara prima e Philippe Starck poi. Nel 1998 stabilisce il suo studio nel quartiere parigino di Belleville, zona ricca di meltin pot culturali, scambi e cultura pop. Le sue proposte, in particolare, puntano al miglioramento dell'esistente, intervenendo sugli oggetti domestici in maniera totalmente nuova ed eclettica, unendo l'utilità dell'oggetto a una funzionalità nuova e migliore. All'interno del suggestivo Teatro Bibiena, Matali e Marco Rainò mostrano i lavori della designer, come in una vera lezione di design contemporaneo: dalla realizzazione di progetti dedicati all'arredamento (con Dynamic Life, Campeggi, Danese), passando attraverso il product design per aziende come Alessi, Lexon e Orangina. Il design di Matali è estroverso, si esprime su oggetti d'uso quotidiano (un coltello, una sedia, un tavolino) elaborando qualcosa di nuovo che non modifichi l'essere dell'oggetto, ma ne aggiunga e migliori la funzionalità. «Il mio interesse è la vita, e negli oggetti che usiamo ogni giorno c'è la vita delle persone, si definisce ciò che sono e che fanno» spiega la Crasset mentre mostra un coltello capace di essere anche una spatola e che permette di riconoscere le sue diverse funzioni grazie al contatto materico: l'uso dell'acciaio inox e del silicone, uno per la parte che deve tagliare e l'altro per quella che deve raccogliere. La grande domanda di un designer, quindi, è che tipo di innovazione si potrà dare a ciò che si ha intorno, a quello che le persone usano. Cosa non meno importante è aprire la mente a qualcosa di nuovo, che spesso non ti insegnano: le sale domestiche, ad esempio, che periscono nel tempo perché troppo banali, troppo comuni. Il salotto si ripete sempre su se stesso, non permette di essere pensato in altro modo se non con il divano, un tavolino e la tv. Matali ha cambiato questa percezione, ha sfruttato la flessibilità degli spazi all'interno delle case (ma anche degli hotel, dei musei, dei centri culturali) e anche un semplice sofa è diventato un modulo componibile pronto a tanti diversi usi. «Vorrei far capire che il mondo è stato fatto da qualcuno» ammette Matali, mostrando il suo impegno per gli spazi dedicati alla crescita psicologica dei bambini e all'educazione dei genitori, tema sensibile in Francia, dove i metodi pedagogici sono inseriti concretamente in scuole e centri culturali.

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