07/09/2013

DUBAI_CITYTELLERS

2013_09_07_182

di Francesco Jodice, Italia, 2009, 58'

presenta il film il regista Francesco Jodice

"Dubai_Citytellers" rientra in una serie di film in cui Francesco Jodice affronta un tema di carattere sociopolitico, con riferimenti alla geografia, all'urbanistica e all'ecologia della città presa in riferimento dall'artista. Intrecciando il reportage all'inchiesta, lo stile documentaristico al videoclip, Jodice crea un ibrido tra un prodotto cinematografico, un'opera d'arte e un documentario, fuori dai canoni visivi abituali. Il film su Dubai mostra i fenomeni di neo-schiavismo dello strabiliante complesso urbanistico sorto nel deserto. Qui si trova l'edificio più alto del mondo, si fanno sperimentazioni architettoniche e ingegneristiche, tutto a spese di milioni di lavoratori.

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Italiano

Quanto poco sappiamo, e quanto poco possiamo sapere di una città a partire dal semplice scoprirne l'aspetto e sentirne la fama? Dubai è nata in mezzo al deserto. Nella città è sorto l'edificio più alto del mondo, pullulano i parchi a tema più vari e le opere ingegneristiche più avventate. Tutto proiettata verso una dimensione di modernità, infallibilità e perfezione. Esteriormente, è quanto di più interessante un artista che si concentra su grandi e particolari centri urbani possa desiderare. Ma Dubai non si rivela solo per il suo splendore, l'aura di paradiso che le alloggia attorno e l'enorme treno economico in piena corsa che è. Francesco Jodice presenta il suo terzo lavoro per quanto riguarda il campo del lungometraggio: un'opera che unisce le caratteristiche del documentario alle sequenze cinematografiche tipiche dei film, il tutto sotto la provocatoria pressione dell'inchiesta. "Dubai_Cityletters" è una voce che tutti dovrebbero sentire, voce di migliaia di persone che restano nascoste al di sotto dell'opulenza accordata tra queste realtà e l'Occidente, un'indifferenza creata a tavolino che permette di continuare con lo sviluppo della città. Chi ha pagato il costo della crescita economica di Dubai? Gli enormi edifici, uffici, quartieri residenziali, attrazioni (tra le quali risiedono i casi più diversi, dalle piste da sci internate ai paradisi acquatici artificiali con spiagge emerse dal nulla), attirano l'economia estera e la manodopera in maniera morbosa: Dubai ha centinaia di posti di lavoro che aspettano solo di essere occupati, soddisfazioni dietro l'angolo e uno stile di vita che tutti vorremmo. Ma ben presto una nota inquietante risuona nella sala. L'80% della popolazione di Dubai è costituita da lavoratori stranieri (India, Bangladesh, Nepal, per la maggior parte) che si ritrovano schiavizzati - letteralmente - da un contratto. Le testimonianze delle quali il video è costellato mostrano una realtà nella quale il lavoratore è con le spalle al muro. Costretto, per necessità, a rivolgersi ad agenzie di lavoro nel proprio Paese per poter vivere, il soggetto si indebita per poter pagarne il prezzo e, dopo che un quadro assolutamente propositivo e 'bello' gli viene dipinto davanti, firma. Arrivato a Dubai avviene l'atto illegale, nascosto e censurato, di confisca del passaporto e rinnovo del contratto: il pagamento cambia, il debito aumenta e si perde la possibilità di poter abbandonare il mondo che la città è. Dubai costruisce quartieri prima ancora che i precedenti diventino abitati, e questi lavoratori ne sono gli artefici. La situazione di neo-schiavismo - altro non è - non appare nelle strabilianti foto delle megalomani architetture che vediamo, che ci vengono fornite. La città, come dice Francesco, non è altro che un'immensa giostra per i ricchi, dove non si sente minimamente la percezione di essere in un Paese musulmano ed ogni tipo di eccesso occidentale viene incentivato. Nella meravigliosa oasi in mezzo al deserto, che, diversamente dal solito, non carbura a petrolio ma solo grazie alla fama che mantiene di sé, in realtà pochi vivono, e troppi sopravvivono.

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