07/09/2013

L'ARMONIA DEL MONDO

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Un canto che si apre con un'invocazione a Venere, «hominum divumque voluptas», e che agli uomini disposti ad ascoltare con mente aperta si propone come vera dottrina, capace di liberare l'uomo dall'oppressione religiosa. Piergiorgio Odifreddi propone una rilettura del "De rerum natura", il capolavoro di Tito Lucrezio Caro scritto nel primo secolo a.c., raccogliendone la sfida per l'affermazione di un pensiero razionale e mettendone in luce le intuizioni scientifiche successivamente sviluppate in epoca moderna. Dal lavoro di riduzione in prosa e antologizzazione compiuto personalmente sull'opera di Lucrezio ("Come stanno le cose"), Odifreddi propone un commento dal vivo del testo, alternato alle letture di Valeria Solarino e agli interventi musicali di Marco Remondini.

L'evento "L'armonia del mondo" ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma.

Originariamente il suo svolgimento era previsto presso Teatro Ariston.

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Italiano

Un poema antichissimo, eppure anticipatore di scoperte e conoscenze attuali. Un'opera dai contenuti scientifici, eppure scritta in versi e divenuta una tra le più celebrate opere letterarie in lingua latina. Piergiorgio Odifreddi, logico e matematico italiano, offre al pubblico del Festivaletteratura un bellissimo commento al "De Rerum Natura" di Lucrezio, accompagnato dagli interventi musicali di Marco Remondini e dalle letture dell'attrice Valeria Solarino. Può sembrare strano che un matematico, un uomo di scienza, voglia dedicarsi ad un testo a tutti gli effetti letterario. Eppure, oltre alla forma poetica in esametri dattilici, oltre ai bellissimi epiteti e alle straordinarie metafore usate da Lucrezio, oltre quindi alla dimensione estetica di questo poema, il "De Rerum Natura" costituisce anche 'un grande manuale della scienza'. L'opera fu ripresa e citata da grandi umanisti quali Montaigne, Molière, Leopardi e Calvino e alla descrizione lucreziana della Primavera si ispirò lo stesso Botticelli per dipingere uno dei suoi capolavori. Ma anche gli scienziati hanno attinto a piene mani da questo grandioso poema: nel 50 a.C. Lucrezio proponeva idee che costituiscono oggi 'il pane quotidiano della scienza', ma estremamente visionarie per la cultura scientifica di duemila anni fa. La stessa teoria fondante del "De Rerum Natura", l'atomismo, per noi una consapevolezza quasi scontata, è rimasta in realtà una scuola secondaria almeno fino ad Einstein. In questo poema ritroviamo l'idea newtoniana «Hypotheses non fingo», la concezione del vuoto dimostrata secoli dopo da Torricelli e da Rutherford, la percezione dell'infinità dello spazio e della possibile esistenza di infiniti mondi, nonché dell'accelerazione gravitazionale della quale si occupò Galileo, l'intuizione dell'esistenza di legami tra i «costituenti» delle cose, come Lucrezio definiva gli atomi e le molecole, ed il tentativo di classificarli, come è stato fatto con la tavola periodica. E ancora concetti riconducibili oggi all'evoluzionismo darwiniano e la convinzione che malattie come la peste siano in qualche modo infettive e non una punizione divina. Tanta scienza si sposa perfettamente nel poema lucreziano con altrettanta poesia, e questo legame viene sottolineato anche da alcune metafore dello stesso autore: i 'costituenti' si legano per formare le 'cose' in infinite combinazioni, così come le poche lettere dell'alfabeto compongono infinite espressioni e le note infinite melodie, comprese quelle che devono ancora essere scritte e composte. È questa 'armonia del mondo' ad essere celebrata stasera attraverso l'opera di Lucrezio, i commenti di Odifreddi, le letture della Solarino e le melodie di Remondini: l'armonia tra la cultura umanistica e quella scientifica, l'armonia del sapere.

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