06/09/2013

SATIRA VERTICALE

2013_09_06_234

Partiamo dalla forma: le vignette che hanno permesso a Makkox - al secolo Marco D'Ambrosio - di spopolare nella rete, sono delle lunghissime strisce di disegni e parole pensate per lo scrolling sul web e poi riadattate per le uscite in volume ("Post Coitum", "The Full Monti"). Una forma ideale per una satira che non si chiude nel tempo fulminante di una frase, ma che prende un giro largo e divertito, divagando, mescolando citazioni e umorismo crasso, tanto da trasformarsi a volte in una narrazione dallo sguardo ampio, in cinemascope. Nelle strisce di Makkox c'è ira, compassione, sincera cattiveria, senso del tragico. Lo incontra lo scrittore Matteo Stefanelli, studioso di media e fumetti.

L'evento 234 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma.

Originariamente il suo svolgimento era previsto per il giorno 8 settembre alle ore 17:30.

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Italiano

Makkox: storia di un uomo che di lavoro fa vignette, spesso meglio conosciute come 'disegnini' («no, dai, ma di preciso che lavoro fai?» gli chiede spesso qualcuno), e che vorrebbe tantissimo essere letto e amato proprio da tutti «E perché no?» chiede. Un uomo che, fuori dal web in cui lavora e disegna, si chiama Marco D'Ambrosio. Tempo fa gli è stato richiesto un reportage grafico sul Festival di Sanremo, un'idea talmente buona che è stata proposta anche per Mantova. Qui si aggira per vie e piazze un po' stranito perché dice di non riconoscere tutte le facce che incontra, perché si sofferma sui dettagli pittoreschi di una città in fermento piuttosto che sugli eventi in sé e la sua attenzione è letteralmente rapita da tutte queste magliette blu che sono giovani e hanno aneddoti da raccontare e tante domande curiose da fare: «Questo è un luogo che ti fa credere che per l'Italia c'è speranza, qui c'è gente che legge che discute e che ascolta. Sicuramente è una situazione particolare però lascia addosso delle buone sensazioni». Il mondo del fumetto, quello che ha scelto, è un mondo a sé: «Sta a metà tra il mondo dei tatuatori e di quelli che fanno i disegni sui serbatoi». «Cosa?!», ha chiesto Matteo Stefanelli che lo presentava, «Il fumetto è talmente pop che non riesce a liberarsi dalla necessità di essere estremamente comprensibile e realistico e da qui è molto difficile allontanarsi». È un ambiente i cui festival non si chiamano così ma vengono definiti 'fiere'. Alla base, Makkox è un fumettista che si diverte un sacco, che ha un 'disegnino' pronto per tutto e tutti, che sente fortissima la mancanza di Mario Monti (quanto lo disegnava bene, ah quanto lo disegnava bene!) e che comprende i difetti della società di oggi: «Bisogna specializzarsi, oggi essere generalisti non funziona più - e riguardo al fumetto dice - Vorrei vedere in TV uno come Marco Malvaldi: un affabulatore, uno che catturi per davvero l'attenzione e che sappia quello che dice. Questo la TV italiana non l'ha ancora capito, pensa che la gente certe cose non possa capirle. E invece la gente capisce ma, attualmente, lo sanno solo i poeti». Nel frattempo, resta fedele alla linea della pubblicazione web, perché? «Per avere più 'like' possibili, naturalmente, per me è vitale avere commenti e feedback dei lettori, soprattutto quando sono buoni: non si vive di carezze».

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