04/09/2014

LA POESIA È UNA VOCE COLLETTIVA

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Alba Donati (Idillio con cagnolino) usa il punto di vista di una bambina, parla dei giochi, delle figure immaginarie che popolano la fantasia infantile per affrontare i temi che sono il cuore della sua poesia: le grandi ingiustizie sociali e storiche, una luce sempre accesa sulla violenza, per tracciare una sottile linea di confine tra pubblico e privato.

Il 4 settembre ricorre l'anniversario della strage di Beslan, occasione preziosa per riascoltare parte del "Pianto". Conversa con Alba Donati la filosofa Franca D'Agostini.

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Italiano

"Idillio con cagnolino", la nuova raccolta poetica di Alba Donati, è un algoritmo, chiarisce subito la filosofa Franca D'Agostini, una struttura compatta in cui ogni componimento è un passo essenziale nello sviluppo rigoroso e progressivo del contenuto. Alle protagoniste della parte idilliaca iniziale, una nonna, una madre e una figlia, si aggiunge nella seconda parte la figura del lupo, quarto personaggio classico delle favole e simbolo qui del male insensato. Questo lupo è 'antiadorniano' perché crede fermamente nella fiction, nella possibilità di narrare i fatti in ordine rigoroso e in una consequenzialità narrativa che egli sfrutta a suo vantaggio: il male insensato, che può essere naturale o provocato dall'uomo senza alcuno scopo, cerca di trovare giustificazioni razionali alle proprie azioni ingiustificate, cerca di ricondurre la propria natura di male inutile a quella più logica di male con uno scopo. Altra figura centrale nelle poesie della Donati è la figlia, con le sue affermazioni secche ed essenziali che risolvono in un verso la complessità dei temi irrisolti toccati dai versi. La poetessa ci tiene a precisare che tutte quelle affermazioni, spiazzanti nella loro luminosa semplicità, sono realmente frasi della figlia e costituiscono spesso il motivo ispiratore dei suoi componimenti. «Non si fa così», afferma la bambina di fronte al male ingiustificato e incomprensibile del lupo, e in questa condensata affermazione di disappunto la bambina-filosofa denuncia il male come un errore della narrazione: i deboli sono oppressi e nessuno arriva a salvarli, al contrario di quanto accade nei migliori racconti, questa è la «falla del discorso» che lei facilmente scova e contro cui si ribella. Questo male insensato si manifesta quotidianamente attorno a noi e, su più vasta scala, nelle tragedie mondiali. La sua insensatezza deriva dalla sua eccessiva complessità, che impedisce di dipanarne racconto consequenziale: non è possibile definire precisamente cause e conseguenze, complici e colpevoli, buoni e cattivi, e ancora più complicato è trovarne possibili rimedi. L'innarrabilità del male non può tuttavia farci arrendere attoniti di fronte ad esso o, peggio, farci credere alla versione del lupo, che molto compiaciuto racconta la sua versione mischiando le carte e addirittura fingendo di mettersi nei panni delle sue vittime e di aver agito, in un certo senso, per il loro bene. Così, di fronte a tragedie globali come la strage di Beslan, il compito di un poeta sembra ancora più complesso di quello di un reporter, perché se difficile è delinearne le cause geopolitiche, impossibile sembra coglierne le ragioni umane. Questo stesso impasse narrativo colse Alba Donati i mesi seguenti alla tragedia, che seguì minuto per minuto; le sembrava troppo rischioso raccontare non avendo visto, se non in televisione, troppo alto il rischio di ingentilire e poeticizzare. Tuttavia la forza del poeta è proprio quella di ridurre all'essenziale la realtà, con parole apparentemente infantili, che vengono private della ruggine della loro convenzionalità comunicativa e si risemantizzano, tornando a brillare con un significato nuovo e potente, come se venissero pronunciate per la prima volta. L'assoluta penetrabilità linguistica della poesia di Alba Donati segue un filone minoritario nel panorama poetico italiano, dove sono pochi i poeti che, seguendo l'esempio gozzaniano e sabiano, hanno puntato sulla lingua della quotidianità. Alba Donati invece, con questa lingua limpida e semplicissima, riesce a toccare vette di estremo lirismo e profondissima riflessione filosofica e civica, aiutata dalle geniali uscite della figlia, che è un ingenua ma naturale portatrice di quello sguardo straniato e infantile che ogni poeta cerca di recuperare nel suo lavoro.  Forte di questa visione depurata Alba Donati riesce a trattare del terremoto dell'Aquila come del capitalismo, del femminismo come dell'Olocausto. E può, infine, narrare anche la tragedia di Beslan con la sua consueta disarmante chiarezza. Il genere poetico lamenta da molto la sua imminente scomparsa, da troppo perché gli si possa veramente credere. Certamente molta poesia non è facilmente leggibile e il 'pubblico' preferisce virare sul cantautorato o sulla musica quando vuole sentire poesia'. I componimenti di Alba Donati invece sono linguisticamente accessibili a tutti, senza per questo perdere in vigore poetico o cadere nella banalità: ogni semplice parola della sua poesia si depura e si carica di potenza. Le parole infantili, in questo caso, sono le uniche che possono combattere il male insensato da cui siamo circondati e oppressi perché non cercano di spiegarlo, impresa inutile, ma gli girano attorno e lo osservano da dietro, là dove il suo indescrivibile barocchismo scompare, il gomitolo si dipana e tutto si chiarisce: i buoni e i cattivi tornano ad avere semplicemente il loro posto, come nelle favole.

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