08/09/2017 - Il giallo

ROMA-AOSTA SOLO ANDATA

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Dallo scorso novembre, ha preso vita e forma sul piccolo schermo il personaggio di Rocco Schiavone: amatissimo dal pubblico e nato dalla penna di Antonio Manzini (7-7-2007), il burbero e cinico vicequestore di Polizia ha incontrato fin dalle sue prime apparizioni i favori di lettori e telespettatori, grazie anche ai metodi poco ortodossi che lo contraddistinguono. Non stupisce che Manzini, allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, sia riuscito a creare un'icona capace di fare immediata presa sull'immaginario collettivo: «un uomo con un passato quasi criminale entrato in Polizia, con delle zone oscure della sua vita e del suo carattere, un tutore dell'ordine sui generis che però conserva un cuore e un'umanità sorprendente e commovente». A Mantova, l'autore del recente "Pulvis et umbra" (nuovo capitolo della saga di Schiavone) incontra Marco Giallini, 'il Terribile' nella serie tratta da "Romanzo Criminale", attore che proprio a Rocco Schiavone ha prestato volto e voce nella fortunata fiction trasmessa da Rai2.

L'evento 109 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente non era prevista la presenza di Luigi Caracciolo.
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Una coppia pericolosa: Manzini e Giallini raccontano il nuovo Rocco Schiavone

Uno spazio riservato agli appassionati di giallo, protagonisti gli autori internazionali e italiani di questo genere. «Dateme chiacchiera sinnò m'addormo» chiedeva Nino Manfredi in una scena di "Audace colpo" dei soliti ignoti e di chiacchiere se ne sono fatte tante grazie a Luigi Caracciolo, Antonio Manzini e Marco Giallini. L'attore romano - cappello calcato sulla fronte a coprire i capelli inbionditi per esigenze di scena, sigaretta fra le dita e carisma da vendere - ha scherzato senza sosta con Antonio Manzini rendendo vita difficile al mediatore dell'incontro Luigi Caracciolo: «Sapevo che sarebbe stato complicato. Non pensavo così tanto» ha esordito il sostituto Commissario di Mantova quando è riuscito a prendere parola.
Fra una battuta e l'altra il creatore del vicequestore Schiavone ha spiegato le ragioni per cui l'ultimo romanzo della serie gli sia costato tanta fatica: «Rocco sta diventando un personaggio sempre più complesso. Non è più semplicemente l'uomo burbero dal passato burrascoso trasferitosi ad Aosta. Sta cercando di evolversi, di smettere di essere una contraddizione in termini.» "Pulvis et umbra" è l'ultima pubblicazione della fortunata serie iniziata nel 2013 con "Pista Nera", il cui adattatamento televisivo è andato in onda nel 2016 su Rai Uno registrando ascolti record. Una storia di ombre: ombre sul caso e ombre su Schiavone che per la prima volta dopo tanto tempo si ritrova in situazioni scomode, pericolose. Un noir come non se ne vedevano da tempo.
Aosta ancora una volta si dimostra il setting perfetto per questo tipo di racconto. Un luogo che Manzini ama particolarmente: «Se siete mai stati in Valle d'Aosta allora saprete che arrivandovi la prima costruzione che si incontra è il Forte di Bard. Una rocca che incute timore e che rispecchia il buio della valle, eppure per trovare luoghi meravigliosi basta guardare poco più in alto al Gran Paradiso. Schiavone e la Valle d'Aosta si somigliano molto: entrambi hanno un'apparenza ben diversa dalla loro essenza». L'autore ha poi elogiato l'interpretazione di Giallini che ha spiegato perché abbia accettato la parte: «Avevo un papà sedicente e ignorante che però amava e conosceva perfettamente il cinema italiano e francese dagli anni '50 in poi. In particolar modo i gialli: Maigret, Melville. Per questo motivo ho profonda gratitudine nei confronti di Antonio: mi ha dato l'occasione di fare una cosa che avrei sempre voluto fare».
«Non credo negli eroi senza macchia e senza paura», dice Antonio Manzini. «Credo nelle persone umane. Rocco Schiavone è un uomo e ha un'umanità molto forte, è empatico. Fa il poliziotto ma è cresciuto per strada, a Trastevere: ha finito per fare la guardia mentre gli amici con cui giocava da ragazzino sono diventati ladri».
La serietà però è durata poco, giusto il tempo di un secondo caffè ed i due hanno ripreso, con toni sarcastici e divertiti, a snocciolare episodi inediti e battute dissacranti: «Un giorno sono entrato in una libreria di Monte Sacro, a Roma, ed ho visto un cartonato di Antonio in una posa plastica. Mi ci sono fatto due foto, gliele ho mandate e poi me lo sono portato a casa» ha raccontato sorridendo l'attore romano.
Una conversazione a routa libera in cui il loro temperamento camaleontico ed esuberante ha trascinato il pubblico in un vortice di risate da spettacolo ionesco.

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