09/09/2017

CHE NE SARÀ DEL LAVORO

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Nelle sue ultime pubblicazioni ("Lavorare gratis, lavorare tutti"; "Lavoro 2025"), il sociologo Domenico De Masi si assume il rischio di delineare il futuro del lavoro. L'azzardo è grande. Basti pensare che secondo la legge di Moore il numero di transistor in un chip quadruplica ogni tre anni. In presenza di una così accelerata innovazione ci si può chiedere se abbia senso fare previsioni fino al 2025. De Masi ha scelto di rischiare, perché il lavoro è una questione talmente importante che non può essere lasciata all'improvvisazione: una società di disoccupati è una società infelice. Allora ecco una serie di proposte basate su un'analisi rigorosa che, dopo l'età post-industriale, potrebbero dare forma e organizzazione ad una nuova era post-digitale, caratterizzata da quel «lavoro intelligente e libero» già auspicato da Paolo VI nella "Populorum progressio". Possibilmente per tutti.

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