IL DESIGN È UN PRETESTO, n. 2020_09_12_053

«Scavare a fondo nell'origine di un oggetto è la mia mania: cercare di capire perché si sia arrivati a definire una forma o una funzione, capire il percorso che ha avuto quel prodotto. È un'operazione che è diventata la mia firma: mi piace l'idea che sia una sorta di staffetta tra me e il passato», afferma il designer milanese Francesco Faccin, le cui reinterpretazioni della sedia Romanella o della carriola fanno trasparire un approccio rigoroso, ragionato e soprattutto privo di eccessi. Formatosi presso lo studio di Enzo Mari e da tempo collaboratore di Michele De Lucchi, Faccin ha gradualmente abbracciato la dimensione della piccola serie e del lavoro artigianale, in contrasto con l'iperproduzione che negli ultimi decenni ha trasformato i cittadini in meri consumatori, lavorando anche a progetti green come le famose arnie urbane della Honey Factory. Tra sperimentazioni con forme e materiali e studi di oggetti archetipici, la parola d'ordine rimane comunque costante: «produrre meno, produrre meglio». Lo incontra il critico e curatore Beppe Finessi.

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