PERCORSO TEMATICO 06.04.20

The Echo Game – Poesia

a cura di Silvia Righi

La poesia è una questione di eco. Per essere decifrato, un testo poetico chiede al lettore di seguire il filo rosso che lo lega ai testi che lo hanno preceduto, così come la voce di un poeta è inscindibile dalle voci dei maestri che ha assimilato, letto, ripetuto. Nella poesia, le parole si richiamano l’una con l’altra a distanza di anni, decenni, secoli, e pur ripetendosi si trasformano. È dovere del poeta prestare ascolto a questi echi, appartengano essi alla tradizione, a un presente indecifrabile, o persino al futuro: un poeta non dovrebbe essere forse il più fine uditore dei suoni che il tempo e le cose possono rimandare?

Omaggio a Attilio Bertolucci. Inedita Energia

In occasione del centenario della nascita del poeta parmense, alla presenza dei figli Bernardo e Giuseppe, entrambi registi e sceneggiatori, viene presentato un volume che raccoglie gli scritti d’arte di Attilio Bertolucci pubblicati su Il Gatto Selvatico e dedicati ai principali protagonisti e movimenti, dai maestri del passato fino alle avanguardie del Novecento. I due registi affermano che la figura del padre è stata fondamentale per cercare una collocazione nel mondo: dalla poesia al cinema, dunque, in un dialogo tra arti che diventano eco l’una dell’altra. Rimane impressa questa bellissima frase di Giuseppe Bertolucci: «Continuo ancora a ringraziarlo per avermi insegnato a riconoscere la poesia in ciò che ci circonda».

 

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Parole come frammenti

Il lavoro che fanno i poeti, dice Karen Press, è quello di raccogliere «deboli echi/ brandelli di vecchia luce fiori bruciati», le parole che persistono, che tornano nel presente per rinnovare il ricordo: «Frammenti del passato / mi finiscono nelle tasche / luminosi come gli occhi dei cani randagi, / imploranti e feroci». Poetessa sudafricana, autrice di otto raccolte di versi, dalle cui tre più recenti è stata recentemente tratta un’antologia edita in Italia (Pietre per le mie tasche), Press usa una lingua quotidiana e leggera per esprimere un intimo senso di espropriazione dato dalla viva esperienza della segregazione, dal procedere immemore della storia, dal resistere dell’umanità per pura legge di sopravvivenza.

 

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Antonella Anedda con Nella Roveri

«Hai detto bene: questi ambiti nel mio lavoro s’intrecciano. Poesia e prosa si affiancano, mentre spesso considero le immagini come un testo a fronte da tradurre in scrittura. Scrivendo seguo un andamento pittorico, e a volte è come se le parole si dovessero raggrumare per poi distendersi su larghi piani di colore; altre volte le uso per fare una sorta di ‘dripping’, alla maniera di Pollock. Spesso seguo delle esigenze legate allo sguardo: scrivo partendo da dei dettagli». Antonella Anedda è considerata una delle personalità più rilevanti del panorama poetico contemporaneo; la sua poesia sonda le profonde relazioni tra gli elementi naturali e le azioni umane nella loro ritualità, giungendo a coglierne ogni eco.

 

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La chiarezza dell'oscuro

L’incontro propone una riflessione e una lettura poetica bilingue dell’opera di quello che è ritenuto uno dei maggiori poeti francesi e uno dei più grandi autori del ‘900, Yves Bonnefoy, che ha saputo attraversare le varie stagioni letterarie del secolo senza mai perdere di vista il nesso inscindibile tra poesia ed esperienza, aperta ad altri saperi e devota al paesaggio, con una particolare predilezione per l’arte e i luoghi italici.  Bonnefoy sottolinea che «poesia è restituire, alle cose, fra le quali viviamo, ed alle persone, con le quali viviamo, la presenza immanente. La consapevole finitezza di ogni singola vita» e, cogliendo gli echi tanto del pensiero latino quanto di quello greco, giunge a definire il poeta come un preciso traduttore del mondo.

 

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