Bulawayo, NoViolet

Persona

NoViolet Bulawayo al Festivaletteratura 2014 - ©Festivaletteratura

Nata in Zimbabwe nel 1981 e immigrata negli Stati Uniti a soli 18 anni, NoViolet Bulawayo ha studiato letteratura in Texas e scrittura creativa alla Cornell University, dove ha vinto la Truman Capote Fellowship. Attualmente insegna Letteratura inglese alla Stanford University. Con il romanzo "C'è bisogno di nuovi nomi" - tratto a sua volta dal racconto "Hitting Budapest", che nel 2011 le è valso il Caine Prize for African Literature - la Bulawayo ha conquistato la critica letteraria anglo-americana, e l'opera è stata menzionata tra i più importanti libri dell'anno sia dall'"Observer" che dal "Guardian". Il punto di vista dell'autrice è quello del migrante che unisce in sé più culture. Pur vivendo da oltre dieci anni in America, la sua fonte d'ispirazione - insieme alla letteratura di autori del calibro di Chinua Achebe, Michael Ondaatje, Tony Morrison, Jhumpa Lahiri e Colum McCann - resta infatti tutta africana, così come il modo di raccontare, fortemente influenzato dalla tradizione orale dello Zimbabwe. L'immigrazione offre così lo spunto a per una riflessione a tutto tondo sull'abbandono del proprio paese: «la vita lontano da casa - ha asserito in un'intervista - è la storia del perpetuo dolore per ciò che è andato perso». Nel 2013 è la prima autrice africana di colore e il primo autore zimbawese ad essere candidato al MAN Booker Prize. Nello stesso anno è vincitrice assoluta dell'Etisalat Award, il primo premio letterario panafricano. Il suo pseudonimo è legato alla memoria della madre Violet, morta quando era ancora piccola, e della città in cui è cresciuta (Bulawayo).

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Bibliografia

"C'è bisogno di nuovi nomi", Bompiani, 2014