05/09/2002

Gitta Sereny


2002_09_05_019

Gitta Sereny, scrittrice e giornalista di origini ungheresi, testimone dell'entrata dei tedeschi a Vienna nei giorni dell'Anschluss, attraverso gli strumenti dell'investigazione storica ha scandagliato la coscienza e la memoria dell'orrore di una Germania tentata dalla rimozione e lacerata dal senso di colpa verso il proprio passato ("Germania. Il trauma di una nazione"). Memorabili sono le sue interviste a Franz Stangl, comandante del campo di Treblinka ("In quelle tenebre") e all'architetto di Hitler Albert Speer ("In lotta per la verità"). La intervista Alessandra Orsi.


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Con una toccante lucidità di immagine Gitta Sereny inizia a raccontare. Austria, 1938, il medico di famiglia inginocchiato e costretto da due poliziotti a pulire il marciapiede con uno spazzolino da denti. Questa è stata una delle prime memorie che hanno influito negativamente sulla percezione del nazismo di una Gitta Sereny ancora bambina. Cos'è la banalità del male? Da allora questa grande testimone degli avvenimenti che hanno segnato la storia del XX secolo non ha mai smesso di chiederselo. Un giorno Albert Speer la chiamò e le chiese di ascoltarlo. Anche lui aveva bisogno di parlarne, e la scelse come interlocutrice. In alcuni momenti, dice la Sereny, il suo viso collassava o si raggrinziva in espressioni indescrivibili. Erano istanti rivelatori, durante i quali la scrittrice aveva la sensazione di essere finalmente arrivata a una risposta.

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