06/09/2002

LA LINGUA E LE LINGUE DELLA POESIA


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Poeta tra i maggiori del secondo Novecento, Fernando Bandini presenta un singolare profilo di poeta trilingue. Infatti oltre che poeta in lingua e in veneto ("Memoria del futuro", "La mantide della civiltà" e i più recenti "Santi di Dicembre" e "Meridiano di Greenwich"), Bandini è anche un celebre poeta in latino, nonché traduttore degli "Epodi" di Orazio e, recentemente, delle "Canzoni" del più grande fra i trovatori in lingua d'oc, Arnaut Daniel. Lo presenta Mario Artioli.


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Anche questa mattina il verdeggiante Cortile della Casa della Beata Osanna ospita un incontro di poesia. E ancora la sua atmosfera appartata, intima, «un po' segreta», ci cala in un universo di parole profonde, spesso difficili e dure, ma necessarie affinché sia riscattata la verità della lingua. Il complesso mestiere di poeta è ricerca formale prima che ispirazione, viaggio nella memoria, nell'inconscio collettivo in cui conserviamo, talvolta senza saperlo, verità e lingue antiche. Ferdinando Bandini, poeta trilingue, tra un aneddoto, una riflessione e una raffinatezza autoironica, legge testi in italiano e in veneto, evitando il latino. La sua poesia colta e a tratti penetrante coinvolge il pubblico fino a una commozione che palpita vibrante negli applausi. L'evento si conclude con una interessante interpretazione del viaggio dantesco: la guida del divino poeta sarebbe stata la rima, «grande risvegliatrice dell'inconscio», quasi «un problema di onore»; e «i poeti all'onore ci tengono».

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