07/09/2002

Peter Carey


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Vincitore con "La ballata di Ned Kelly" del Booker Prize 2001, tredici anni dopo la sua prima vittoria con "Oscar e Lucinda", può essere considerato il maggior scrittore australiano vivente. Carey stupisce ogni volta per la straordinaria capacità di cambiare così radicalmente stile e argomento. In questa sua rara presenza in Italia, dialoga con il giornalista Pietro Cheli.

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Cheli introduce Carey presentandolo come uno dei pochi scrittori arrivati per ben due volte alla meta più ambita nel mondo letterario anglosassone: il Booker Prize che si aggiudicò nel 1988 con "Oscar e Lucilla" e nel 2001 con "La ballata di Ned Kelly". Il pubblico trattiene il respiro per un attimo. Carey prende la parola e inizia a raccontarsi con una sincera autoironia, parla del suo tentativo fallimentare di diventare scienziato e di come si avvicinò alla scrittura in un'agenzia pubblicitaria molto particolare. Il ghiaccio ormai è sciolto. Le bocche dei presenti si rilassano e la concentrazione si sposta dal lato professionale del Carey-fenomeno a quello umano del Carey-scrittore australiano e antieroe che un giorno decise di scrivere un libro su un personaggio emblematico e leggendario della storia del suo paese. Nasce così "La ballata di Ned Kelly", il ladro gentiluomo figlio di un prigioniero irlandese che riscatta l'onore di un carattere nazionale avvilito da origini galeotte. Mentre parla, sembra divertirsi. L'Australia non ha mai avuto un Jefferson, un Lincoln, un Johnson, continua, il suo inno racconta la storia di un uomo che ruba una pecora, viene arrestato e piuttosto che andare in prigione si ammazza. Sorride. Il malinconico senso di sconfitta risulta vincente ancora una volta.

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