07/09/2002

Fleur Jaeggy


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La pluripremiata autrice de "I beati anni" del castigo si distingue nel panorama letterario italiano per la cristallina trasparenza della scrittura, il secco scorrere del periodo, la perfetta corrispondenza tra lo stile e i sentimenti narrati. Recentemente è tornata al romanzo con "Proleterka", storia di un rapporto negato tra un padre e una figlia costretti a condividere la cabina di una nave da crociera.


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Italiano

«Non c'è mai una ragione precisa per quello che scrivo», è questa la sbalorditiva risposta che Fleur Jaeggy rivolge alle curiose domande del suo intervistatore e del pubblico. Nei suoi libri, ciò che non è scritto risulta più importante di ciò che è scritto; questo è dovuto al particolare significato che quest'autrice attribuisce al silenzio. Per lei, questo non è una 'mancanza di suono', ma un suggeritore, una base del pensiero necessaria per scrivere. È comunque il suo ultimo romanzo, "Proleterka", a catalizzare l'attenzione del pubblico; l'autrice lo definisce un romanzo che è quasi un «viaggio nella terra dei morti», perché, come negli altri suoi libri, il tema centrale resta la morte anche se in questo caso è vista come attraverso gli occhi di un bambino: qualcosa di ignoto, che lascia sgomento o dolore, ma non paura.

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