08/09/2002

BIAVE VECE BIAVE NOVE


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Luigi Meneghello, autore tra gli altri del recente "Trapianti", discorre con Fernando Bandini sulla natura della 'biada' poetica inglese di cui si è nutrito negli anni del suo dispatrio. In occasione del suo graditissimo ritorno a Mantova legge e presenta esempi dei testi che ha trapiantato nel terreno della sua madrelingua, il vicentino, con l'intento di far rivivere qualcosa delle arcane virtù degli originali.


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Italiano

A prima vista l'idea di tradurre in vicentino i classici della letteratura anglosassone potrebbe sembrare un'operazione azzardata e dall'improbabile risultato. Ma fin dall'introduzione di Bandini ci si accorge di quanto quest'impressione di sbagliata. Se da una parte, infatti, si mantiene viva una realtà linguistica che rischia di scomparire, dall'altra si fa luce su «le parti oscure di una poesia», per dirlo prendendo a prestito una definizione di Meneghello. L'autore ha dato maggior spazio alle letture che alla discussione, trasformando e rielaborando autori come Shakespeare, Hopkins, Yeats mostrando non solo come spesso il dialetto sia poeticamente più efficace dell'italiano, ma anche come la traduzione stessa possa essere un genere letterario e come la poesia non sia immutabile ma qualcosa in continua evoluzione.

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