11/09/2004

Per Olov Enquist


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Nato nel Västerbotten, nell'estremo nord della Svezia, Per Olov Enquist è una delle grandi 'coscienze critiche' della società scandinava. Al gusto per l'indagine storica e al desiderio di essere testimone del proprio tempo, aggiunge una capacità di innovazione delle forme che lo pone tra gli autori d'avanguardia. È scrittore di teatro e di una ventina di romanzi, spesso di ambiente storico e di taglio politico, tra cui "Il viaggio di Lewi", recentemente pubblicato in Italia. Al Festival dialoga con Piero Dorfles.

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Italiano
Svedese
Per Olov Enquist, alto esponente della letteratura svedese contemporanea, dibatte con Piero Dorfles del lato oscuro della sua Svezia. In un rapido excursus bibliografico, che ripercorre l'iter artistico dello scrittore ("La Partenza del Musicanti", "La Biblioteca di Capitan Nemo", "Il Viaggio di Lewi", sono solo alcuni dei titoli presentati) veniamo resi partecipi di un mondo insolito, un mondo di persone isolate: il profondo Nord, in particolare la provincia svedese. Enquist descrive la sua patria come nicchia etnico-culturale dove l'essere isolati dal mondo, il vivere in una società chiusa regolata per anni dalle privazioni dettate dal 'Movimento del Risveglio' e il vivere in cerchie ristrette ha fomentato casi di follia. Ne porta ad esempio diversi episodi, parla di omicidi a sfondo politico, che hanno macchiato il suo paese, alcuni dei quali vivono ancora nel mistero. La follia è quindi una manifestazione interessante per l'autore, unico modo per trascendere l'umano e il tangibile della realtà ed elevarsi ad un livello mistico. E l'immagine che ci dipinge in conclusione di questo incontro, la casetta verde che costruì suo padre, è proprio simbolo di questa sua ricerca religiosa.

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