09/09/2005

RIPARTIRE DA ITACA


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«Ho avuto il privilegio di nascere in un piccolo villaggio cipriota su un altipiano benedetto, prima che arrivasse l'elettricità. Mi rendo conto che quello che sarebbe diventato un poeta urbano ha dietro di sé l'esperienza del paradiso terrestre (...) Questa è la mia vita. Tra lo ieri che sembra molti secoli fa e l'oggi che gira ballando indemoniato. Su questo filo cerco di tenere l'equilibrio». Michalis Pierìs, docente universitario, è studioso di Kavafis e Seferis: spazio e tempo, sono le coordinate principali della sua poesia, come «sguardo obliquo sull'ambiente che ci circonda». Dialoga con lui il giornalista e poeta Ennio Cavalli.


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Italiano

Eftagonia, il piccolo paese da cui proviene, significa sette angoli. Sette come le sette meraviglie del mondo; sette come i sette giorni della creazione. Là, in quel luogo sperduto tra i monti di Cipro ove fino al 1961 l'elettricità non mise piede, la magia si incarnò nei versi di Michalis Pierìs, che portando con sé le luci della sua infanzia illumina e scalda gli animi che al Chiostro di San Barnaba lo ascoltano assorti, trasportati in volo oltre la pioggia battente. Prosegue il viaggio dunque, ancora in compagnia di un Ulisse incatenato al ritorno a un'Itaca che parla poesia, canto che palpita e vive e si rigenera, tra il miele e la cenere, negli occhi grigio-verdi di una donna cipriota. O forse nelle sfumature della parola esilio, luogo-non luogo di versi senza tempo.

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