08/09/2006

LE POESIE DI GIORGIO MANGANELLI


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«Conosco la pace del pensoso dinosauro,/ la coerenza delle zanne della tigre:/ dove non c'erano parole/ dove non ci sono parole...». Un appuntamento con il giovanile, fascinoso laboratorio poetico del narratore di "Hilarotragoedia" e di "Centuria", del saggista di "La letteratura come menzogna" e del giornalista di "Improvvisi per macchina da scrivere".


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Stasera si leggono le poesie di Giorgio Manganelli. Siamo nella Chiesa di S.Maria della Vittoria. Alle spalle dei relatori, una magnifica tela ed il risultato è una location di notevole effetto. Scherzi geografici e spiccata creatività verbale i connotati dell'autore. Interviene la figlia Lietta, che sta lavorando ad una biografia del padre, a testimoniarci chi realmente suo padre sia stato. «Studia, studia,che diventi come Leopardi...»: questo ha sentito ripetersi per tutta la vita, da sua madre, il giovane Manganelli. Studia Scienze Politiche e produce un magma letterario di scritti che però non pubblica mai. Non si definì mai scrittore, bensì «pennivendolo», scriveva perché certo che nessuno l'avrebbe letto. «Scrivi, scrivi... se sei pazzo usa la tua pazzia... usa il tuo dolore... usa le tue passioni...». Imparare a mentire in letteratura vuol dire imparare a scrivere ed il poeta deve mascherarsi. Nella sua vita la storia d'amore con Alda Merini e la fine della storia per fuggire dalla follia di questa, lo portano a cambiare città. Nella sua scrittura Manganelli è sempre sfuggito alle forme, poiché ha capito che per continuare a scrivere le sue poesie doveva utilizzare una letteratura che per essere vitale non è più definibile, né romanzo, né saggio, né prosa. Andrea Cortellessa ci congeda così: «anarchia, la letteratura... è un'utopia...».

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