09/09/2006

Amos Gitai con Enrico Ghezzi


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Architetto di formazione, teorico, scrittore, Amos Gitai rappresenta una figura complessa e poliedrica nel panorama intellettuale del nostro tempo. Situando storia, migrazione, esilio, frontiera e idea di territorio al centro della propria eclettica ricerca cinematografica (tra i suoi film ricordiamo "Kippur", "Kadosh", "Free Zone"), Gitai rappresenta un punto di riferimento imprescindibile non soltanto per il cinema, ma anche per il pensiero sullo spazio, l'urbanistica e le arti visive in generale. Lo incontra il critico cinematografico Enrico Ghezzi.


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Aria tersa e fresca per l'incontro con Amos Gitai ed Enrico Ghezzi nella cornice del Chiostro Santa Paola. Sembra quasi un affresco di "Fuori Orario", uno dei tanti programmi televisivi di Ghezzi. Le parole scivolano lente, rilassate. Si percepiscono netti i lunghi silenzi tra domanda e risposta: Gitai e Ghezzi sono ormai avvezzi a dialoghi così. In questa lunga e calma chiacchierata, i due svariano dal cinema alla letteratura. Ma il tema centrale è il rapporto tra il lavoro di Gitai e la sua vita, ossia la complicata situazione tra Israele e Palestina in Medio Oriente. Laggiù la situazione di guerra è bulimica ed esplosiva, non risolta dalla spettacolarizzazione mediatica proposta da radio e televisioni. Il tentativo di Gitai, attraverso la sua pratica cinematografica, è allora quello di cercare un'(auto)critica sul suo paese, svelando i punti deboli della realtà israelo - palestinese. Il cinema è stato per Gitai un modo splendido per tirare fuori il cervello da tutta quella caotica situazione, e per così trovare un punto focale, una prospettiva d'osservazione attraverso la quale poter tornare in luoghi e situazioni dolorose. E se, come afferma lui stesso, è difficile descrivere un film, ma è piuttosto preferibile vederlo, invitiamo tutti alla visione di "Kippur" e "Kadosh" (sono solo due tra i tanti titoli del regista israeliano). Perché se un film non cambia la realtà, di sicuro può almeno spezzare un eccesso di semplificazione. Non è poco.

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