09/09/2006

AMARACMAND (del dialetto resterà comunque la musica)


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Un gruppo che inizia a suonare insieme incantato dalla naturale musicalità del dialetto romagnolo: questa è la storia di "Voci", e "Amaracmand" è lo spettacolo che ne sintetizza i dieci anni di lavoro collettivo. Attraverso una musica che mescola il jazz alle sonorità etniche e popolari, il concerto dà voce ai poeti della terra di Romagna: Nino Pedretti, Raffaello Baldini, e soprattutto Tonino Guerra, che eccezionalmete leggerà i versi di "Polverone", il racconto di un vento che sale della terra e fa perdere a tutti la memoria.
 voce: Daniela Piccari; sax e percussioni: Gianni Perinelli; fisarmonica: Simone Zanchini; piano e violino: Dimitri Sillato; basso acustico: Andrea Alessi; percussioni: Stefano Calvano; quartetto d'archi dell'Orchestra Bruno Maderna di Forlì.


In collaborazione con la Fondazione Tonino Guerra.


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Italiano

«Il dialetto ha il sudore, è un'ignoranza luminosa, è respiro doloroso, è una lingua potente». Tonino Guerra, poeta dialettale e sceneggiatore per molti registi italiani, tra i quali Federico Fellini e Marco Bellocchio, affascina il pubblico del bellissimo teatro Bibiena con le sue parole, il suo volto da vecchio cantastorie, i suoi movimenti esperti sul palco. Lo spettacolo è "Amaracmad", che ricorda l'"Amarcord" felliniano, e mette in scena la contaminazione tra le arti, l'incontro tra musica e letteratura. La musica è quella di "Voci", gruppo che mischia jazz e musica popolare, attraverso le note di archi, pianoforte, fisarmonica e la voce di Daniela Piccari. La letteratura è la poesia di Tonino Guerra, Raffaello Baldini e Nino Pedretti, i tre poeti di Santarcangelo. Le poesie scelte vengono lette in dialetto romagnolo, poi in italiano e infine messe in musica, in un crescendo di emozioni che inebriano il teatro. Il poeta si racconta, dei suoi viaggi, del suo amico Fellini, del campo di prigionia nazista dove componeva poesie in dialetto per allietare gli altri prigionieri. Doveva esserci, questa sera, chi considera la poesia dialettale subalterna rispetto a quella in lingua nazionale, chi non la ritiene meritevole di essere inclusa nella antologie, chi la considera solo vernacolare e locale. Dovevano esserci, per ascoltare la potente musica del dialetto in versi, che è una delle più belle poesie.

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