06/09/2007

Serena Vitale con Piero Dorfles


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Grande esperta e traduttrice di letteratura russa, nella sua prosa d'invenzione Serena Vitale si mantiene fedele a un rigoroso approccio documentario. Come già per "Il bottone di Pukin", anche per il recente "L'imbroglio del turbante" la Vitale ha ricostruito, attenendosi scrupolosamente ai materiali d'archivio, le vicende di Sheykh Mansur, riformatore islamico e agitatore delle terre cecene contro Caterina II di Russia, e quelle parallele - o forse coincidenti? - del missionario italiano Giovanni Battista Boetti. Dei suoi romanzi e del suo metodo di lavoro parla con il giornalista Piero Dorfles.


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Italiano

È un incontro simpatico, quello che si svolge nel cortile del Museo Diocesano. Tra Piero Dorfles e Serena Vitale c'è una buona intesa. Il giornalista, con la limpidezza a cui la sua voce ci ha abituato, riassume la trama complicata de "L'imbroglio del turbante", l'ultimo libro della scrittrice. Si tratta di un intreccio di storie con uno, tre, nove personaggi che poi forse sono sempre lo stesso. Protagonista è una figura storica inafferrabile, vissuto tra l'Italia e le terre ottomane sulla finire del 1700. E si tratta di un caso evidente, dice Dorfles, di innamoramento della scrittrice per la sua 'creatura'. Serena Vitale ride, si lascia prendere in giro, racconta la fatica e il divertimento di otto anni di lavoro per questo romanzo di ricerca tra storia e letteratura. Si parla di paesi e di popoli anche lontani, poco noti. Si arriva a parlare dei nostri giorni, delle nostre guerre che continuano in terre difficili. Si discute insieme al pubblico dei terreni e dei secoli che la scrittrice ha esplorato e narrato prima di tornare, come promette, al suo campo privilegiato, quello della Russia di Puskin.

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