07/09/2007

UNA RITIRATA SOSTENIBILE


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«È troppo tardi per lo sviluppo sostenibile. Abbiamo bisogno di una ritirata sostenibile». Questo è quanto sostiene James Lovelock, scienziato indipendente e ideatore della teoria di Gaia, leggendo gli allarmanti indicatori dei mutamenti climatici e gli scenari di trasformazione a medio termine dell'ambiente terrestre diffusi dalla comunità scientifica. Lovelock ha proposto soluzioni d'uscita che hanno suscitato grandi polemiche, come ad esempio il ritorno all'energia nucleare. Con l'autore di "La rivolta di Gaia" ne discute Roberto Bondì, studioso di storia del pensiero scientifico.

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Sotto le alte arcate del chiostro del palazzo di San Sebastiano alle puntuali domande di Roberto Bondì risponde flebile la voce di James Lovelock, uno dei più importanti scienziati viventi, l'ideatore della teoria di Gaia, di fondamentale importanza nella seconda metà del novecento. Lovelock è un grande scienziato, è vero, ma si dimostra anche ottimo divulgatore trovando nel pubblico di Mantova un interlocutore attento. Attraverso il suo inglese sussurrato prendono corpo così i grandi temi della scienza contemporanea: il problema energetico e il riscaldamento globale, prima di tutto. Lovelock espone scrupolosamente le sue teorie, si serve di dati e fa la sua proposta: il ritorno al nucleare, unica energia in grado di garantire la vita delle nostre città, nonché la più sicura. Non mancano nei suoi discorsi le critiche al partito degli scettici, rei di aver perso il contatto con i fatti, i dati sperimentali, ma c'è spazio anche per qualche frecciatina diretta agli ambientalisti, il cui atteggiamento, a volte eccessivamente antropocentrico, corre il rischio di far perdere di vista problemi che superano l'uomo, che riguardano il nostro pianeta, che riguardano Gaia. La ormai celebre teoria di Gaia, che sostiene che la terra sia da considerarsi come un unico grande organismo vivente, è stata al centro del dibattito che si è svolto venerdì 7 settembre a Palazzo San Sebastiano. L'ipotesi di Gaia è oggi diffusa e discussa in tutto il mondo, ed è stata formulata per la prima volta 42 anni fa dallo scienziato James Lovelock mentre studiava l'atmosfera di Venere e di Marte, pianeti attualmente incapaci di sopportare la vita. Ad intervistare lo scienziato era presente Roberto Bondì, storico del pensiero scientifico, che ha recentemente pubblicato il libro intitolato "Solo l'atomo ci può salvare" (Utet, 2007), incentrato appunto sugli studi di Lovelock e sulle sue proposte di politica ambientale: ne analizza le tesi sul riscaldamento globale e sullo sviluppo sostenibile. «Quando formulai l'ipotesi di Gaia - ha spiegato Lovelock - non fu accolta dal mondo scientifico perché non supportata da prove. Col tempo, e con i dati, molti hanno cambiato idea, a cominciare dai climatologi. Nel 2001, infine, si è giunti ad Amsterdam, alla stipula di un documento formale chiamato "Scienza del Sistema Terra", firmato da circa mille scienziati, che comprova l'ipotesi di Gaia. Oggi siamo dunque di fronte ad un compito importante - continua lo scienziato inglese - che il mondo scientifico deve affrontare abbandonando la frammentazione che ancora lo contraddistingue. La suddivisione delle discipline scientifiche è prevalentemente dettata da esigenze burocratiche e accademiche, e ciò comporta un danno sia alla ricerca che alla divulgazione». Nel corso dell'evento si è parlato inoltre dello sfruttamento dell'energia nucleare. Lovelock è infatti un nuclearista convinto, ed ha sostenuto anche a Mantova che «l'energia nucleare è la fonte più sicura, facendo registrare un tasso di mortalità pari ad un centesimo di quello causato dall'industria del petrolio o del carbone. Ma solo i disastri nucleari, non si capisce perché, fanno scioccamente notizia».

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