08/09/2007

LA CINA SENZA MIRACOLO


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Le campagne rappresentano l'altro lato della medaglia del miracolo economico cinese. Se le aree urbane e industriali hanno beneficiato di investimenti colossali, le condizioni degli oltre 900 milioni di contadini cinesi sono in questi anni drasticamente peggiorate: privi di un'assistenza sanitaria decente, molti di loro si trovano a vivere sotto la soglia di povertà. E chi vive in città non ha la minima percezione di quanto sta succedendo nelle province rurali. Chen Guidi e Wu Chuntao, giornalisti cinesi autori di "Può la barca affondare l'acqua?", parlano di questa drammatica situazione con Angela Terzani Staude.


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Cinese

Chen Guidi e Wu Chuntao sono voci dirette dalla Cina, giornalisti censurati da Pechino, che parlano della vita dei contadini, la realtà dalla quale provengono. La traduzione del titolo del loro libro è emblematica: "Può la barca affondare l'acqua?". Sembra incomprensibile, in realtà riprende e capovolge la massima di un pensatore cinese che recita: «L'acqua sostiene la barca, ma può anche affondarla». L'acqua rappresenta i contadini, coloro i quali sostengono il potere, e che hanno anche il potere di distruggerlo. Ma il titolo vuole essere provocatorio, ed è come se dicesse. «Può il potere distruggere i contadini?». Del resto è quello che sta facendo. A godere della nuova ricchezza sono solo gli abitanti della città, coloro che risiedono sulla costa. Nel resto di quell'immenso paese che è la Cina troviamo procedendo sempre più nell'entroterra contadini, e ancora contadini, in tutto novecento milioni di persone, continuamente tassate, cui si impedisce di guadagnare, di accedere all'istruzione, di sopravvivere. I due autori, coppia anche nella vita, hanno impiegato due anni per compiere questa indagine, accettando di rimanere lontano da loro figlio, investendo tutti i risparmi per pubblicarlo e sfidando l'autorità del partito e i suoi sistemi di censura. Eppure sono giunti fin qui, insieme a parlarne, e questo dimostra solo una parte del loro coraggio. Un imperatore cinese un tempo disse: «l'acqua tiene a galla una barca, ma la può anche rovesciare». La Cina era arrivata a questo punto, con il popolo delle campagne sul punto di rovesciare uno stato che aveva contribuito a fondare. La situazione della provincia rurale cinese, descritta nel libro di Chen Guidi e Wu Chuntao, si riassume perfettamente nelle parole della prefazione: «Abbiamo visto povertà inimmaginabile, malvagità inimmaginabile, inimmaginabile sofferenza, disperazione, resistenza e silenzio. Non siamo eroi, non abbiamo né potere né denaro. Tutto quello che abbiamo sono le nostre penne. Abbiamo dato voce a chi non l'aveva. Qualsiasi cosa ci aspetti nei giorni a venire, non rimpiangeremo mai di aver parlato in favore dei contadini cinesi. Gli abitanti delle grandi città, sia che nutrano pregiudizi sul conto dei contadini, sia che simpatizzino per loro, non riescono comunque a capirli davvero. È per chi vive in città che questo libro è stato scritto, è per far sì che , leggendolo, anche loro comprendano quale vita realmente, conducono i nostri contadini». In Cina l'80% della popolazione (più di 900 milioni di persone) vive nelle campagne e in questi ultimi anni hanno sorretto la grande espansione economica del paese, ma non ne hanno avuto alcun beneficio. I maggiori guadagni e il miglioramento delle condizioni di vita si sono concentrati tutti nelle città e comunque sono andati a vantaggio della minoranza della popolazione. La burocrazia e i funzionari di partito hanno oberato i contadini di tasse e balzelli e hanno di fatto impedito qualsiasi miglioramento sociale ed economico. In verità c'è da dire che, essendo il libro stato pubblicato tre anni fa, le cose da allora sono migliorate. Ma il punto da cui sono partite le cose era davvero molto basso. Proprio la lettura del libro, censurato comunque dopo tre mesi dalla sua uscita dal regime, ha permesso al partito comunista cinese e al governo di capire la situazione, cominciando così una serie di riforme per cambiare uno stato di cose ormai intollerabile. Gli enormi guadagni dell'esplosione economica cinese stanno per essere ridistribuiti, molte tasse sono state eliminate, la scuola è tornata di semplice accesso e gratuita, le condizioni di vita migliorate. Rimane il problema dell'emigrazione dei contadini nelle città: i contadini rimangono cittadini di categoria inferiore, vengono sfruttati, mal pagati, sono malvisti dai cittadini residenti e l'integrazione è naturalmente difficilissima. Il programma a lunga scadenza, che i giornalisti condividono, prevede lo spostamento nelle città di 800 milioni di contadini perché tutti possano godere dello sviluppo economico. 100 milioni di agricoltori, già in buona parte meccanizzati, riusciranno benissimo a sostenere tutto il popolo cinese. D'altra parte le città devono essere pronte ad accogliere tutti con gli stessi diritti, per una civile convivenza. Addirittura bisognerebbe anche, in questo caso, adottare leggi di mercato per l'immigrazione e l'emigrazione locale: a seconda delle capacità personali e delle possibilità offerte, la gente troverebbe la sua collocazione senza squilibri di sorta. Lanciati verso un possibile miglioramento per tutti, sembra venga dimenticata la possibilità di un abnorme aumento dell'inquinamento, già peraltro una devastante piaga per la Cina. Il problema inquinamento in Cina è però molto difficile e complicato da studiare e quindi da risolvere, dicono Chen Guidi e Wu Chuntao. Proprio loro hanno già scritto in merito all'inquinamento dei fiumi, ma il problema è in divenire, complicato e bisognoso di studi continui per poter essere almeno affrontato. La situazione delle campagne, il grande sviluppo sbilanciato a favore delle città, l'inquinamento, sono tutte situazione che si evolvono da molto tempo. Si arriva agli anni '80 con l'esigenza di una riforma agraria che restituisca le terre ai contadini (cosa peraltro che avevano già cominciato a fare con la forza), con la conseguente liberalizzazione della produzione e della vendita. Dopo un po' di tempo, il governo pensò che gli agricoltori fossero diventati troppo ricchi e cominciò ad aumentare le tasse, le quali naturalmente finivano con il migliorare le condizioni delle città ancora a quei tempi arretrate e povere. In mancanza di una protesta (non ce n'era ovviamente la possibilità) e grazie al controllo dei media che ignorarono la situazione critica, il boom economico fu permesso grazie ai soldi dei contadini che però peggiorarono le loro condizioni di vita a scapito delle città sempre più ricche. Tutta la storia della Cina è una contraddizione per le politiche adottate nei confronti delle zone rurali. Mao proveniva da una famiglia contadina, la rivoluzione fu fatta nelle campagne, ma Mao stesso fece disastri in politica agricola. «Adesso le cose miglioreranno»: è molto consolante sentire i due giornalisti così pieni di speranza, nonostante tutto quello che hanno visto e vissuto. Già il fatto di poter parlare del libro, anche se censurato, è una svolta nella politica cinese. «Ci vuole un grande coraggio» dice Angela Terzani Staude, moderatrice dell'incontro. E con questo coraggio si ottiene molto di più di quello che all'inizio ci si era prefissati di fare, dando un esempio concreto di come le cose si possano migliorare, anche solo con le parole.

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