09/09/2007

Gioconda Belli con Stefania Bertola


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«Sono femminista, lo sono sempre stata e la continuità del mio lavoro letterario sta proprio nel modo che ho di trattare il tema delle donne». Le protagoniste dei romanzi di Gioconda Belli, scrittrice nicaraguense, sono donne vitali e inquiete. Militante del Fronte Sandinista fino al 1994 (esperienza di cui ha raccontato nel libro autobiografico "Il paese sotto la pelle"), la Belli è autrice di numerosi romanzi, tra cui il recente "La pergamena della seduzione". La presenta la scrittrice Stefania Bertola. 


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«Sono una donna soltanto, ma una donna che ha vissuto molte vite». Così introduce se stessa e la sua opera Gioconda Belli, scrittrice di origini nicaraguensi, che si è confrontata con il pubblico del festival domenica pomeriggio. Una donna che ha vissuto la quotidianità dell'infanzia, la militanza politica della giovinezza, la sconfitta degli ideali politici per i quali aveva combattuto e l'amore profondo con un uomo statunitense (e cioè la più profonda delle contraddizioni che potesse mai immaginare). Ma in lei resta e resterà lo spirito rivoluzionario che l'ha sempre contraddistinta. «Nella letteratura - dice sorridendo la Belli - ho incontrato uno straordinario strumento di rivoluzione. La parola intesa narrativamente è, infatti, un modo splendido di persuadere le persone, di creare un filo rosso tra loro e con loro, di rivoluzionare il pensiero e creare uno spazio di comunicazione da coltivare. Per scrivere, però, si deve vivere: questo dovrebbe essere il primo dovere di ogni scrittore». Gioconda belli era a Mantova per presentare il suo libro "La Pergamena della seduzione", la storia di una ragazza educata in un collegio cattolico che, attraverso le vicende di Giovanna la Pazza narratele da Manuel, scopre quanto l'amore e la passione possano regalare e, nel contempo, quanti pericoli possano nascondervisi.

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