04/09/2008

LETTURE SENZA ETÀ


2008_09_04_016

dagli 11 ai 99 anni


Fantasy? Avventuroso? Ecologista? Intimista? Che tipo di romanzo è "Tobia", l'opera prima di de Fombelle che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo? In realtà la vera magia della storia del minuscolo Tobia e del suo albero è proprio quella che ogni lettore, dai più giovani a quelli adulti, vi trova sentimenti e temi universali come l'amicizia, l'amore, il coraggio, il desiderio di giustizia. Lo incontra il libraio-scrittore Roberto Denti.


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Chi da piccolo non ha sognato di salire su un albero e costruire una casa? Forse in pochi ci sono riusciti, ma con Timothée de Fombelle e il suo "Tobia" grandi e piccoli possono continuare a sognare. Il rapporto che lega de Fombelle e gli alberi è nato sin da piccolo e continua ancora oggi perché «quando si sale su un albero l'immaginario si apre all'improvviso: un buco diventa un precipizio, una formica diventa un dinosauro». Per lo stesso autore, scrivere "Tobia" ha significato tornare all'infanzia, ma è stato soprattutto un modo per evadere, perché non voleva scrivere un romanzo che parlasse di se stesso come spesso accade con le opere prime. Il libro è stato pensato sin dall'inizio come una grande storia ma de Fombelle già sapeva che non sarebbe diventato una saga seguita da film e gadget, ed è per questo che dopo i due libri non ce ne saranno altri su Tobia. L'idea iniziale, inoltre, non prevedeva illustrazioni, che sono state aggiunte in seguito dietro suggerimento dell'editore Gallimard e che sono diventate parte integrante del romanzo. Con Tobia de Fombelle ha voluto rappresentare diverse culture, soprattutto attraverso i nomi dei circa 100 personaggi: molti sono stati ispirati dai tanti viaggi che l'autore ha intrapreso nella sua vita, dall'Africa al Vietnam. Scrivere libri per ragazzi, come ha detto de Fombelle, «non vuol dire usare un linguaggio semplice o scrivere male, ma significa rispettare un rigore di chiarezza che è stata da sempre la mia regola, anche quando scrivevo per il teatro».

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