04/09/2008

INVITO A UNA CENA SEGRETA


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«Per me la scrittura è un atto fisico, scrivo con la mente, con il corpo, con le unghie». Joumana Haddad è poetessa, giornalista e traduttrice, ed è attualmente responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese "An Nahar". Al centro della sua produzione poetica c'è una forte affermazione dell'identità femminile, che si fa libertà in atto, trasgressione, sensualità provocatoria. 


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Italiano

Un incotro ricco di musicalità grazie all'accompagnamento del violino di S. Angiuli e la voce suadente di Joumana Haddad, che ha letto e interpretato i suoi componimenti insieme a Nella Roveri. Joumana Haddad è un'apprezzata poetessa libanese; le sue raccolte sono "Il tempo del sogno", "Due mani verso l'abisso", "Il ritorno di Lilith", "Brutte abitudini" e "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", una raccolta di poesie scritte da centocinquanta poeti morti suicidi in memoria di Cesare Pavese, autore che la poetessa ama fin dall'infanzia. Ma J. Haddad non è solo questo, è anche scrittrice, traduttrice e direttrice delle pagine culturali del giornale nazionale "An Nahar". Nella sua poesia, carica di sensualità e immagini provocanti, «letteratura e corporeità non si scindono mai», come sottolinea Nella Roveri. Joumana è una figura moderna slegata dalle convenzioni e che utilizza il linguaggio poetico anche per trattare un tema rilevante quale la differenza culturale tra Oriente e Occidente. «Dobbiamo concepire noi stessi come due rive di un fiume che guardano l'una all'altra. Non servono ponti ma gallerie sotterranee perché solo scavando in profondità è possibile trovare punti di contatto, poiché solo dentro noi stessi possiamo trovare l'altro e il mondo».

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