06/09/2008

DECRESCITA SERENA E PRODUTTORI ARRABBIATI


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C'è un mito che, nell'ultimo secolo, ha fondato l'immaginario sociale e che, ancora oggi, costituisce il sottofondo comune delle ideologie politiche moderne: è il mito della crescita. Questa credenza, cui è connessa l'idea di uno sviluppo illimitato, ha portato con sé le parole d'ordine della massimizzazione della produzione, dei consumi e dei profitti con conseguenze disastrose sugli equilibri ecologici, sociali e politici. Per contrastare questa deriva, Serge Latouche ha lanciato una campagna per la decrescita. Decrescita significa per lo studioso francese avviare una rivoluzione culturale che investe i comportamenti individuali e le pratiche sociali, al fine di salvaguardare il pianeta e di migliorare la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni. Lo incontra il sociologo Aldo Bonomi.


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Latouche, il papà della decrescita, è stato accolto a Mantova in un gremito cortile di Palazzo San Sebastiano. Aldo Bonomi, sociologo del territorio, ha avuto il compito di introdurre Latouche e il suo nuovo libro "Breve trattato della decrescita serena", la «bibbia» della decrescita («non esagerare!», gli dice scherzosamente Latouche). Leggero il tono delle risposte di Latouche. Scherza molto, in particolare sulle definizioni che i media gli hanno cucito addosso. Preferisce che lo si definisca un bretone con nazionalità catalana e cittadinanza onoraria di Pozzallo (la città di Giorgio La Pira, ricorda). Parla del ruolo fondamentale del locale, inteso come cultura e risorse, della necessità di ritrovare il senso della misura rifiutando ogni tipo di crescita fine a se stessa. La modernità, che era stata pensata per emancipare l'uomo, ha tradito se stessa, afferma. Inseguendo l'utopia della crescita infinita, ha perso ogni autonomia, diventando in tutto e per tutto schiava dei mercati finanziari. La decrescita, utopia concreta, è contro la globalizzazione, contro i sostenitori della legge del Pil, ma anche contro lo sviluppo cosiddetto sostenibile e «l'ambientalismo del fare», «un'impostura». «È tempo di resistere per uscire dal mondo della dismisura» è stato il suo grido d battaglia. E ha ricordato l'importanza dell'ozio, dell'ozio «onesto». Dopo l'evento si è intrattenuto a lungo con il pubblico, firmando libri, scambiando battute e distribuendo a tutti un bellissimo sorriso.

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