07/09/2008

COME GUARIRE DAL MAL DI MERITO


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L'Italia ha un deficit di meritocrazia. L'incapacità di valorizzare il talento, a partire dalla scuola e dall'università, produce degli effetti negativi e perversi sull'economia, sulle dinamiche sociali, sul senso stesso di giustizia nel nostro paese. Roger Abravanel, esperto di consulenza aziendale, sulla base delle soluzioni adottate in diversi paesi del mondo, suggerisce alcune proposte per promuovere il merito a favore soprattutto delle donne e dei giovani. Incontra l'autore di "Meritocrazia" il sociologo Domenico De Masi.


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Italiano

«Che sia opera del libro di Abravanel o del Ministro Brunetta, sono davvero tanti gli italiani interessati al merito». Sono queste le parole con cui il sociologo Domenico De Masi introduce Roger Abravanel, consulente aziendale con esperienze in tutto il mondo.
È un dibattito particolarmente acceso: Abravanel racconta del gran calo che l'economia italiana sta avendo in questo periodo, del fatto che il potenziale delle aziende italiane non si esprima pienamente oramai da anni, e questo, a suo parere, proprio a causa della mancanza di meritocrazia, ovvero della capacità di far salire in alto i più bravi.
Manca una forte classe dirigente, e questa assenza Abravanel la fa derivare dalla 'forza della famiglia' e, quindi, di contatti personali, delle raccomandazioni.
De Masi gli rimprovera eccessivo pessimismo: «È di moda dire che in Italia va tutto male, siamo nei trenta paesi più ricchi e negli otto più potenti»; ma Abravanel non indietreggia: «siamo fermi da moltissimi anni, troppa differenza di ricchezza e zero mobilità sociale sono i fattori determinanti. È necessario migliorare il sistema educativo e puntare sui giovani e sulle donne per estendere le buone idee».
Le proposte ci sono, ora però bisogna rimboccarsi le maniche.
 

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