11/09/2009

Muriel Barbery con Caterina Soffici


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«Qualunque cosa sia la scrittura per me è un momento di leggera trance dove ogni cosa diventa possibile»: compreso un grande successo editoriale come quello di "L'eleganza del riccio", il romanzo che ha scalato prodigiosamente le classifiche di vendita in Francia e in Italia grazie soprattutto al passaparola dei lettori. Il segreto di Muriel Barbery, scrittrice francese già insegnante di filosofia, è forse quello di «non prevedere nulla» riguardo alla storia e ai suoi personaggi, di mettersi a scrivere senza nessun altro obiettivo «all'infuori del piacere di scrivere liberamente». La incontra la giornalista Caterina Soffici.


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Grande successo di pubblico in piazza Castello oggi alle 18:30 per ascoltare Muriel Barbery, autrice de "L'élégance du hérisson" ("L'eleganza del riccio"), un best-seller in Francia, in Italia, e perfino negli Stati Uniti.
Per prima confessione, Barbery ha riconosciuto di non avere mai pensato a rendere pubblici i suoi scritti, che sono stati pubblicati solo dopo che il marito li mandò all'editore. Poi, dal primo libro, "Une gourmandise" ("Estasi culinarie"), Barbery riprese il personaggio della portinaia Renée, che diventò protagonista in questo secondo romanzo, ambientato sempre al numero 7 della Rue de Grenelle, a Parigi.
Evitando di parlare del prossimo romanzo, anche perché l'autrice si dichiara incapace di dover seguire un piano già stabilito per scrivere, Burbery ha raccontato del suo fascino per il Giappone, dove si è trasferita da tempo, la cui cultura, secondo lei, condivide con quella francese e italiana il gusto per l'eleganza.
Alla fine del colloquio, condotto magistralmente da Caterina Soffici, un assistente, ormai mantovano da anni, dichiara di aver vissuto tutta la sua giovinezza proprio nel numero 7 della rue de Grenelle. Tra applausi del pubblico, Burbery risponde: «mi è sempre piaciuto il numero sette, cercavo un quartiere come quello per il romanzo. Forse l'ho scelto per poter incontrare lei stasera...».

Muriel Barbery, ex-insegnante di filosofia e scrittrice per volontà del caso o per la testardaggine di un marito che ha creduto ancora prima di lei nei suoi scritti, raggiunge oggi anche gli Stati Uniti, ottenendo un successo di critica e soprattutto di pubblico. Lei stessa non riesce a spiegarsene la ragione ma di sicuro un grande aiuto è stato dato dal passaparola dei lettori, che probabilmente hanno colto nelle pagine de "L'eleganza del riccio" quella stessa grâce di cui Barbery ha parlato e che traspare dal suo modo di essere, un miscuglio tra la portinaia Renée, la piccola Paloma ma anche l'antipatica Colombe, personaggio che rappresenta i suoi anni da adolescente e che oggi rinnega.
A guidarla sono l'amore per la letteratura e la ricerca della semplicità, di una genuinità che traspare dal quotidiano e che le fa preferire l'intelligenza di un amico saldatore (tra i suoi più cari) all'erudito mondo intellettuale, la 'filosofia per tutti' alla retorica del mondo accademico.
Grazie alla fama, Barbery è riuscita anche a realizzare uno dei suoi sogni, andare a vivere in Giappone, terra in cui il tempo scorre lento e la bellezza si deve ricercare nelle piccole cose quali un fiore o un origami. A Kyoto, città in cui vive, le prime ore del mattino sono per lei le più importanti: son proprio questi i momenti in cui scrivere diventa più facile poiché, prima di farsi scivolare addosso le fatiche della giornata, può cercare dentro di sé quello stato di grazia che rende il suo stile unico.

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