12/09/2009

IL CARATTERE ITALIANO


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Gli italiani sono davvero incomprensibili. Dalle cronache quotidiane che arrivano dal nostro Paese, chi vive all'estero fatica a capire che cosa stia alla base di scelte, comportamenti, entusiasmi spesso contraddittori che guidano l'intero popolo italico. Vittorio Zucconi, corrispondente da Washington del quotidiano "la Repubblica", viene spesso chiamato nelle università americane a spiegare in che cosa consista questo inafferrabile «carattere italiano» e, con le stesse parole, cerca di chiarirlo anche al pubblico del Festival. 

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Italiano
Vittorio Zucconi forse è proprio un vero italiano. Proviene da una famiglia un po' toscana, molto emiliana e una punta anche mantovana. Ha doppio passaporto (statunitense e italiano), figlie e figli che si sono sposati ed hanno fatto figli a loro volta americani, italiani, irlandesi... L'Italia ha sempre convissuto con le sue tante diversità interne, tra regione e regione, tra città e città. E l'Italiano è sempre stato abituato a convivere con queste diversità, come conquistatore al tempo dei romani, come conquistato durante le tante invasioni subite e come emigrante in terre lontane. Il «carattere italiano» allora, che cos'è? Semplicemente non esiste, come non esiste una faccia «da Italiano». Proprio per aver avuto così tante contaminazioni, abbiamo tante e nessuna faccia. Siamo intelligenti e quindi furbi. Proprio per questo gli stranieri che ci amano per il nostro Rinascimento, ci amano anche per le nostre strane (e a volte brutte) abitudini. Un'altra domanda allora ci si deve porre: Perché siamo così, cosa ci ha portato a questo? Principalmente il fatto che ogni generazione italiana ha attraversato eventi che hanno indotto a schierarsi e ad essere sempre «contro» qualcosa. Inoltre ci è stato sempre insegnato che siamo tutti «schifosi, brutti, ladri e mascalzoni». È mancato ogni volta un elemento positivo. L'Unità d'Italia si conclude con la conquista di Roma («con lo stupro di Roma attraverso la breccia aperta nelle mura»). Da allora i romani odiano l'Italia e gli Italiani odiano Roma. Il Papa del tempo contribuì ad aumentare questo sentimento, che poi negli anni è rimasto. Lo Stato moderno (politica sociale, infrastrutture, industria) viene introdotto negli anni del fascismo. Ma in cambio lo Stato chiese la rinuncia da parte degli Italiani ad essere cittadini, individui («taci e mangia»). Ci sono stati vent'anni di profonda diseducazione civica. Il nostro Paese, oggi ormai in grave ed evidente crisi morale, è figlio di tutto questo. È figlio delle «corti» (e non delle caste, come dice qualcuno con successo). Le corti infatti allargano i benefici, ti fanno entrare in un circolo nel quale, in cambio di favori, si richiede la propria rinuncia alle responsabilità. E l'Italiano accetta sempre volentieri.

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