13/09/2009

LA VIA CHE PORTA OLTRE IL SIONISMO


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Con "Sconfiggere Hitler", Avraham Burg è intervenuto nel dibattito politico israeliano suscitando grande sconcerto e indignazione. Deputato laburista e speaker della Knesset nelle passate legislature, Burg ha attaccato apertamente l'ideologia sionista che, fondando l'identità del paese sul trauma dell'Olocausto, ha portato Israele a una deriva sempre più nazionalista e xenofoba. La via per una nuova prospettiva nazionale e internazionale dello stato ebraico - secondo lo scrittore israeliano - può nascere solo da un superamento del sionismo. Lo incontra il giornalista Meron Rapoport.


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Un dialogo con Avraham Burg, condotto da Meron Rapoport, sui temi della Shoah e del sionismo. Israele e l'attuale situazione medio-orientale sono al centro dell'attenzione, perché la regione è fulcro di importanti questioni, tra cui la politica di alcuni leader internazionali e il problema della cinica strumentalizzazione dell'Olocausto. Con un continuo scambio di domande e risposte, viene gradualmente analizzato il passato del popolo ebraico: non solo comunità religiosa, ma vera e propria etnìa per tradizioni, lingua e cultura. Il Paese di Israele «è un enigma»: sono molte le domande politiche e religiose riguardanti i progetti e il futuro, nonché il presente. Di seguito alcuni degli interrogativi affrontatI durante l'incontro: qual è il rapporto con l'ebraismo? Israele è solo il risultato della politica post coloniale europea? Il preponderante razzismo presente nel Paese è laico o religiosamente orientato? Quale rapporto si deve intrattenere con il passato e la memoria? Approfondimento evento 180 Avraham Burg, politico e scrittore israeliano, esordisce così: «Sono contento che il mio libro sia stato accolto male in Israele perché in questo modo si è creata una polemica. Il mondo è fatto dalle polemiche, sono strumenti di creazione. Senza polemiche e discussioni il mondo sarebbe morto». Il libro in questione, "Sconfiggere Hitler", pone infatti Israele davanti al suo problema più grande: il superamento del dramma dell'Olocausto. Un trauma ancora così grande che impedisce agli israeliani di vedere i tanti drammi che il conflitto israelo-palestinese produce ogni giorno. La Shoah viene sfruttata negativamente soprattutto dai politici: «Ogni volta che loro uccidono uno di noi, questo si va a sommare a quelli che sono morti in molti anni di guerra, ai sei milioni di morti dei campi di sterminio e anche a tutti i duemila anni di persecuzioni subìte». Sessant'anni di sovranità nazionale non hanno ancora potuto cancellare tutto questo. Il ricordo della Shoah ormai si è fatto troppo cinico e non considera che ormai le cose sono molto cambiate da allora. La xenofobia ebraica diventa quindi uguale a quella europea di certi politici. Addirittura, in questo caso, sono i nuovi abitanti di quelle terre che scacciano i nativi. Come fare quindi per superare tutto questo? L'ebraismo deve ritornare ad essere un sistema di valori morali positivi, com' è poi nella sua natura. «L'anima dell'ebraismo non deve essere più sangue, ma cultura e civiltà». Si deve mandare un messaggio al mondo, un messaggio positivo che il vero ebraismo può dare. Israele, Stato del corpo ebraico, è ancora troppo giovane per avere quest'anima e questo spirito pienamente sviluppati. Quando si raggiungerà la maturità, allora il corpo avrà un'anima forte e pronta a risolvere i suoi problemi. Lo stesso sionismo è stato l'impalcatura necessaria per la costruzione fisica dello Stato di Israele. Adesso che lo Stato è fatto, però, è ora di togliere questa impalcatura ormai soffocante. Auschwitz ha significato la cancellazione dei diritti umani verso tutti. Israele non deve fare la stessa cosa perché si tradirebbe perfino la memoria di chi è caduto. «Proprio come sopravvissuto alla Shoah, devo cercare di prevenire qualsiasi altro tipo di Shoah».

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