13/09/2009

ANIMALI PARLANTI
. Una nuova frontiera della letteratura?


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Dura la vita per anatre e polli! Ingenuamente siamo convinti che gli animali abbiano pochi pensieri e se ne stiano al mondo beati, in pace con la natura. A leggere i romanzi di Bruno Gambarotta ("Polli per sempre") e di Paola Mastrocola ("Che animale sei?"; "E se covano i lupi") scopriamo invece che abbiamo loro ben poco da invidiare. I polli, felici in gabbia, per un crudele gioco del destino possono trovarsi drammaticamente liberi; l'anatra, da quando nasce, si interroga ogni giorno sulla sua identità. Problemi... umanissimi. I due autori si confrontano su temi e questioni di letteratura animale con Simonetta Bitasi.


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Italiano

Animali protagonisti di storie, ma anche un'opportunità per guardare dall'esterno il comportamento umano: "Animali parlanti", grazie a Bruno Gambarotta e Paola Mastrocola, presentati da Simonetta Bitasi domenica 13 settembre alle ore 11.15 presso il Liceo Classico Virgilio, ha svelato da dove nasce l'idea di un libro che parla e fa parlare gli animali.
"Che animale sei?", "E se covano i lupi", di Paola Mastrocola e "Polli per sempre" di Bruno Gambarotta rappresentano una sapiente combinazione tra mondo animale e umano, un viaggio attraverso storie di vita di animali afflitti da problemi umanissimi. Ed è così che nei libri dei due autori le anatre si mettono alla ricerca di sé stesse e i polli si uniscono per combattere e conquistare la libertà dalle gabbie del pollaio.
Nel far parlare gli animali Paola Mastrocola parte dall'animale stesso, da uno spazio di fantasia nel quale l'animale vive una situazione tutta umana mantenendo il proprio comportamento, cercando sempre di mantenere un filo logico tra i due mondi.
Bruno Gambarotta, invece, trasporta nelle pagine del libro la realtà sociale, la struttura politica e i meccanismi del comportamento umano.
Una piccola parentesi, quasi a sottolineare come a volte il comportamento di noi essere umani supera qualsiasi fantasia o immaginazione, è aperta dai due autori parlando dello stato di salute dell'informazione italiana e di quanto poca importanza la cultura abbia nelle colonne dei giornali, che preferiscono dare spazio ad altro.

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