09.09.2010

Lina Wertmüller con Bruno Gambarotta

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«Avete mai visto un film di Lina Wertmüller? - scriveva Henry Miller - Lina, secondo me, è una regista migliore di qualsiasi regista maschio!». E non a caso, con "Pasqualino Settebellezze", è stata la prima donna nella storia a ottenere una nomination all'Oscar come miglior regista. Artista dai molti talenti, Wertmüller ha lavorato per la radio, la televisione, il teatro e il cinema, ponendo al centro delle sue opere la rappresentazione in chiave satirica dei conflitti sociali, e in particolare dell'eterna lotta tra ricchi e poveri. Insieme a Bruno Gambarotta, Lina Wertmüller ripercorre la sua straordinaria carriera, non senza qualche anticipazione dei suoi progetti per il futuro.


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Italiano

È un incontro asciutto quello avvenuto al Cortile della Cavallerizza tra Lina Wertmüller e Bruno Gambarotta, perché sfrondato del superfluo. Lina Wertmüller appare per ciò che è, senza aloni misteriosi o sovrastrutture di ogni sorta; così si comincia col parlare dell'amicizia, sentimento fondamentale, famiglia che ci si sceglie da soli; si prosegue a ruota libera cercando di ripercorrere dal principio le tappe salienti di una lunga carriera. Ha mosso i primi passi come aiuto regista per Salvini, al quale si è presentata una mattina esprimendo semplicemente il suo desiderio di lavorare per lui. Dopo quasi cinquant'anni sono trentaquattro le regie da lei firmate e, alla domanda se ne ricorda qualcuna con particolare affetto, risponde che «sono tutte figlie e come tali è impossibile indicarne una». Definisce il suo genere «grottesco» perché i suoi personaggi, proprio come chi nasce nelle grotte tra le stalagmiti e le stalattiti, presentano un tratto più forte, sopra le righe. Con lo stesso spirito è da interpretare il suo amore per le «puttane, donne con una vita dura, forzieri di racconti umani», spesso spiritose e ottime madri. Dello stesso tipo la convinzione che la proprietà dell'opera d'arte è dell'artista e non del produttore e il non fare grande distinzione tra cinema, teatro, radio e televisione. L'importante è lavorare con passione ed arrivare al pubblico, la forma non conta.
Per finire un accenno alla volontà di portare sullo schermo un film su Caligola, ma non porta bene parlare dei progetti. Chi vivrà, vedrà!

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