10/09/2010

Andreï Makine con Piero Dorfles

2010_09_10_087

«Trapiantato in una grande capitale europea, mi voltavo a contemplare l'immensità dei campi di grano e le grandi pianure coperte di neve sotto la luna. Vedevo la Russia da francese! Ero altrove. (...) Chiusi forte le palpebre e aspirai profondamente. E di nuovo, il vento caldo della steppa mi pervase». Andreï Makine, nato e cresciuto nell'immensa pianura siberiana, vive a Parigi da oltre vent'anni. Adotta subito il francese come lingua d'espressione, ma riesce a far pubblicare il suo primo romanzo solo fingendo che si tratti di una traduzione dal russo. Oggi Makine, vincitore del premio Goncourt, si è affermato come uno dei più autorevoli autori di lingua francese: i suoi romanzi ("Il testamento francese", "L'amore umano") si caratterizzano per l'uso di una lingua letteraria molto ricca e di uno stile sobrio e insieme figurativo. Lo incontra Piero Dorfles, giornalista e critico letterario.


English version not available

Italiano

Alla Chiesa di San Maurizio il giornalista e critico Piero Dorfles ha presentato Andreï Makine, il cosiddetto 'scrittore non uniforme' dalla sua capacità di cambiare genere di scrittura durante la stesura dei libri.
Una frase è rimasta impressa a tutto il pubblico: «la letteratura serve per alterare, fare entrare il lettore in un altro mondo, questo differenzia un buon libro da uno che non dovrebbe essere pubblicato».
Analizzando il libro si è palesata una dimensione molto importante: il tempo, che è considerato dall'autore assente, ma al tempo stesso presente.
Aspetto molto importante sono anche i dettagli, i quali, secondo lui, «insegnano».

1Luoghi collegati